Sicurezza
Dissequestrata la pagoda Santanchè: ora la smontiamo
Il manufatto si era ritrovato nella fascia demaniale dei cinque metri dalla battigia a causa della mareggiata che aveva eroso la spiaggia: accolta l’istanza del Twiga
MARINA
Dissequestrata la pagoda del Twiga. A tre giorni di distanza dai sigilli posti dalla Capitaneria di Porto, su mandato della Procura di Lucca, la stessa Procura, ieri mattina, ha notificato alla società di Flavio Briatore e Daniela Santanchè il dissequestro del manufatto. «Quei sigilli – ha spiegato durante una diretta Facebook la stessa Santanchè – non erano stati posti per un abuso, ma perché, basta leggersi il dispositivo, per infrazione dell’articolo 1161 del codice di navigazione. In poche parole il nostro manufatto, a causa della recente mareggiata che aveva eroso la spiaggia, si era ritrovato nella fascia demaniale dei cinque metri e questo non è consentito in quanto avrebbe potuto rappresentare un pericolo per la sicurezza della navigazione. Da qui i sigilli. Il nostro ricorso per il dissequestro è stato subito accolto così come sono stati dissequestrati tutti i materiali utilizzati per realizzare quella che viene definita, impropriamente, come pagoda. Pregherei quindi che, da adesso in poi, il mio nome non venisse accostato alla parola abuso perché a noi, venerdì scorso, quando sono stati messi i sigilli, non è appunto stato contestato alcun abuso edilizio o paesaggistico» evidenzia Santanchè che aggiunge: «Già nella giornata di oggi o al massimo domani, come da tempistica prevista, smonteremo il manufatto. E chiudo con un auspicio, che il prossimo anno, in Versilia, ci siano tante altre pagode sulla spiaggia».
Come noto il 23 agosto scorso l'ufficio demaniale comunale ha disposto, per ordinanza, la demolizione entro sessanta giorni della pagoda in quanto realizzata contravvenendo alle norme di riferimento. —
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