Il dolore
Merci pericolose, slitta l’incontro per l’ Osservatorio
VIAREGGIOSlitta di un paio di settimane l’incontro che il sindaco Giorgio Del Ghingaro aveva proposto si tenesse il 5 settembre per il primo passo verso la costituzione di un vero e proprio...
VIAREGGIO
Slitta di un paio di settimane l’incontro che il sindaco Giorgio Del Ghingaro aveva proposto si tenesse il 5 settembre per il primo passo verso la costituzione di un vero e proprio Osservatorio per il trasporto delle merci pericolose. Progetto al quale hanno a lungo lavorato i familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 (32 morti) fin dalla costituzione dell’associazione “Il mondo che vorrei”, oggi presieduta da Marco Piagentini. Una proroga dell’appuntamento, spiega il sindaco al Tirreno, «dovuta al fatto che ho voluto invitare anche il ministero dei trasporti».
Sull’appuntamento al quale il sindaco ha invitato anche Ferrovie, i familiari delle vittime si sono già espressi, chiedendo un passo indietro di Fs rispetto al comunicato diffuso all’indomani della sentenza di primo grado, il 31 gennaio 2017. Ed oggi è di nuovo “Il mondo che vorrei” a scrivere a d Fs e alla sue imprese, a Regione, Prefettura, Provincia e Comune ricordando: «Nonostante gli anni trascorsi dal disastro ferroviario di Viareggio, le indagini e gli accertamenti svolti nel procedimento penale dinnanzi al Tribunale di Lucca, gli interventi di Ansf, ad oggi, nessuna risposta, nessun chiarimento, riguardo i livelli di sicurezza del trasporto ferroviario, ed in particolare di quello di merci pericoloso, è pervenuto alla nostra associazione». Preso atto delle mancate risposte, torna forte la richiesta: «Predisposizione di un protocollo di intesa, con i Comuni ed il loro uffici di Protezione civile, vigili del fuoco, forze dell’ordine, 118, ed associazioni di soccorso, che preveda la conoscenza del materiale pericoloso e non, trasportato dai convogli, oltre a norme di comportamento e di evacuazione in caso di deragliamento e sversamento di qualunque sostanza pericolosa». —
DONATELLA FRANCESCONI
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