Sicurezza
Appello dei bagnini sul pontile: «Troppi tuffi, servono controlli»
Nonostante il divieto, continuano a essere molti i giovani che li fanno. L’esperto: «Un ragazzino ha rischiato la paralisi, bisogna essere più severi»
FORTE DEI MARMI. Il vecchio pontile pieno di acciacchi vede ormai tanti ragazzi che continuano a usarlo per i loro tuffi in mare, con una serie di rischi davvero esponenziali, nonostante i divieti. È vero che dalla testa del pontile generazioni di fortemarmini, fin dai tempi gloriosi della Mancina, l’hanno fatto, ma non sono più quei tempi e i rischi nel frattempo sono aumentati, mettendo in conto anche la minore abilità dei novelli tuffatori.
Un tema, quello dei rischi da balneazione e tuffi che sta a cuore anche al ministero della Salute che sul portale acque gli ha dedicato un report ampissimo. Per quanto riguarda Forte dei Marmi, a denunciare quanto continua ad accadere dal vecchio pontile è Gianluca Genovali, formatore nazionale dell’associazione nazionale salvamento di Forte dei Marmi, un’autorità assoluta in materia, che suona adesso il suo campanello d’allarme, in seguito a qualche incidente. «Un ragazzo nei giorni scorsi ha rischiato la paresi per un tuffo fatto dal pontile come mai non ci sia sorveglianza specifica su questo fenomeno che ha dilagato per tutta l’estate. Centinaia di ragazzi fanno i tuffi dal pontile tutti i giorni, ma noi crediamo sinceramente che sarebbe meglio mandare un ragazzo a casa con una bella multa che lo faccia riflettere, piuttosto che accompagnarlo all’ambulanza».
Inevitabile scivolare anche sugli altri problemi della sicurezza in mare con un esperto nazionale come Genovali: «Certamente la questione sicurezza in mare non si chiude con i tuffi dal pontile – prosegue il dirigente della Società di Salvamento – anche se il denominatore comune dei traumi subiti in mare è quasi sempre la mancanza di informazione e di cultura sul modo di approcciarsi alla vacanza balneare in maniera sicura. Bagnanti che si tuffano dal pedalò o dai pattini, che non sanno riconoscere per inesperienza le secche, così frequenti nel nostro mare, o anche più semplicemente quando i ragazzi corrono dalla riva per buttarsi tra i flutti – prosegue Genovali – mettono sempre pesantemente a rischio la loro salute, spessissimo in maniera inconsapevole. Poi quando l’incidente, magari lieve, accade, allora si riflette, anche se è tardi».
Poi ci sono gli indisciplinati. «Un altro aspetto dolente per la prevenzione è l’indisciplina di alcuni bagnanti che disprezzano le indicazioni dei bagnini, soprattutto quando il mare è mosso ed è issata la bandiera rossa. È soprattutto in questa casistica che si collocano i salvataggi in mare d’emergenza, che vedono spesso protagonisti bagnanti stranieri, guarda caso come i tedeschi, che proprio nel loro paese, hanno, in realtà, regole in merito ben più severe». Anni fa si parlò di far dei superbagnini con poteri più ampi. «Io sono d’accordo – continua il formatore della Salvamento – perché ritengo che i bagnini debbano avere autorità maggiore come accade in Europa, essendo degli incaricati formalmente di un pubblico servizio a salvaguardia della vita umana. Comunque se oggi bilanci estivi non sono bollettini di guerra lo si deve sia alla maggiore qualificazione degli operatori e sia all’enorme lavoro che fanno le capitanerie di porto e il loro personale. Il mio auspicio è che anche i singoli Comuni arrivino a dotarsi di un servizio di polizia municipale specializzato con pattuglie nautiche dedicate ad affiancare le autorità marittime in questi ruoli di prevenzione e sorveglianza».
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