Sicurezza
I genitori delle Frediani «Non pagheremo più il contributo scolastico»
Il comitato contro il trasloco a Ripa: «Scenderemo in piazza e i rappresentanti di classe non raccoglieranno più soldi»
Scenderanno in piazza (il 15 settembre) per protestare contro il trasloco delle classi della scuola elementare dal centro di Seravezza a Ripa. E non si limiteranno a questo. Metteranno anche in campo uno «sciopero bianco», come lo hanno chiamato loro. Cioè: non collaboreranno più per le raccolte fondi. E infine smetteranno di pagare il contributo scolastico volontario. Una disobbedienza civile, quella dei genitori delle Frediani, proprio come quella di Henry Thoreau, che si rifiutò di pagare le tasse governative sostenendo che il pagarle fosse sinonimo di assenso per la condotta del governo.
In questo caso non c’è lo schiavismo di mezzo, ma la decisione dell’amministrazione comunale di trasferire gli oltre settanta bimbi iscritti alle Frediani nella scuola di Ripa. La scuola di Seravezza, dopo lo studio di vulnerabilità sismica, è stata dichiarata inagibile. «Abbiamo fatto verifiche su quindici tra immobili e luoghi ma nessuno garantiva la sicurezza per i bimbi», spiegano dal Comune. In altre parole: non c’è soluzione alternativa, secondo l’amministrazione che intanto ha fatto richiesta di finanziamenti alla Regione per i lavori nella scuola.
Per i genitori, però, questo significa scombussolare le giornate, partire dal centro ogni mattina per portare i figli dall’altra parte del comune e fare la stessa strada al ritorno, oppure affidarsi allo scuolabus, che però costa 190 euro all’anno. Giovedì pomeriggio il neonato comitato dei genitori (Scuola pubblica Seravezza, si chiama) si è riunito al Teatrino Delatre per decidere il da farsi. Hanno partecipato anche i genitori della Marzocchino, un’altra scuola datata che – in teoria – potrebbe rischiare la chiusura. «Non era sufficiente che già per le Frediani i cittadini fossero confusi, arrabbiati, delusi e spaesati a causa dell’atteggiamento di un’amministrazione, silente-assente, che rifiuta ogni possibilità di confronto, o meglio, il confronto lo accetta ma al solo scopo di ribadire, con atteggiamento impositivo tale da essere facilmente e sottilmente confuso con un atto di prepotenza e arroganza, che non ci sono soluzioni migliori di quelle da essa proposte», dicono dal comitato ribadendo di «pretendere una sistemazione in edifici in prossimità della scuola che i nostri figli frequentavano». —
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