Il Tirreno

Versilia

LA SENTENZA 

In bici dopo aver bevuto troppo condannato per un incidente

In bici dopo aver bevuto troppo condannato per un incidente

Cinquantenne versiliese perde in Cassazione il ricorso contro il verdetto emesso  prima dal tribunale di Pisa  e poi da quello di Firenze

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PISA. In bicicletta contro un’automobile. Accuse reciproche tra ciclista e automobilista su chi abbia tagliato la strada a chi. Un incidente banale per dinamica, ma che alla fine è diventato una condanna per chi stava in sella alla bicicletta che, dopo lo scontro, è finito pure in ospedale. Motivo? Gli hanno contestato la positività ad alcol e alle sostanze stupefacenti.

Guidare una bicicletta equivale a mettersi al volante di una macchina e se uno proprio non è perfettamente in sé, a livello di condizioni psicofisiche, incorre nelle stesse sanzioni amministrative e penali che sono previste e vengono applicate nei confronti degli automobilisti. Nessuna differenza, in tali condizioni, la fa il fatto che si sia alla guida di una vettura o di un veicolo a due ruote, fosse anche appunto una bicicletta.

Protagonista di questa storia che è partita dal palazzo di giustizia di Pisa è un cinquantenne originario della provincia pisana e residente in Versilia, con qualche inciampo con la giustizia per spaccio di droga e furto, che era stato condannato in primo grado con sentenza confermata in appello.

Contro il verdetto ha fatto ricorso in Cassazione argomentando una difesa che la Suprema Corte ha respinto. Sosteneva il mancato raggiungimento della prova «che fosse alla guida della bicicletta, in quanto l'operante di polizia giudiziaria, essendo giunto sul luogo dell'incidente quando l'imputato era stato trasportato all'ospedale, non ha potuto accertare se egli fosse o meno alla guida del velocipede».

Ma è proprio attraverso la ricostruzione dei fatti, con le opposte versioni del cinquantenne e dell’automobilista, che i giudici si sono convinti della colpevolezza del ciclista alterato. «Se nell'esporre le modalità dell'incidente, l’imputato aveva detto che l'automobile gli aveva tagliato la strada mentre viaggiava con la propria bicicletta, ha implicitamente ammesso di essersi trovato alla guida di quest'ultima. Trattasi di dichiarazioni pienamente utilizzabili, in quanto rese in una fase extraprocessuale, quando gli agenti erano impegnati nella ricostruzione della dinamica del sinistro e non ipotizzavano neppure la consumazione di reati da parte dei guidatori rimasti coinvolti».

Non soltanto era in bicicletta, ma pure stordito con alcol e droga.

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