Sicurezza
Santanchè: ci sono altre pagode E così scattano nuovi controlli
Mentre la polizia municipale monitora tutto il litorale, continua la polemica politica Marcucci: «Neri si prende meriti non suoi». La replica: «Ho reso pubblico un abuso»
PIETRASANTA
Caso pagoda: Daniela Santanchè accusa e il Comune dà il via a nuovi controlli. «Sulla spiaggia di Marina ci sono quattro situazioni simili alla nostra» fa sapere l'azionista di minoranza della società del Twiga allertando, così dicendo, l'ufficio demanio comunale che il 23 agosto scorso, con ordinanza, ha intimato la demolizione entro sessanta giorni della pagoda in questione che costa al cliente che l'affitta, oltre mille euro al giorno.
«Se Santanchè è a conoscenza di abusi realizzati sulla spiaggia faccia denuncia: ci muoveremo di conseguenza» taglia corto l'assessore Andrea Cosci.
In realtà, nel silenzio, la polizia municipale sta già monitorando il litorale: nel mirino l'operato di alcuni concessionari. «Se devo demolirla io, allora sapete in quanti devono farlo - ha ribadito durante una seguita diretta facebook, Santanchè -: basta farsi una passeggiata per rendersene conto» aggiungendo però, che il suo auspicio, alla fine, è che niente venga smontato e che tutti abbiano la possibilità di lavorare. Già, ma nella stessa diretta social sempre Santanchè non aveva esitato a mostrare le foto di altre “ pagode” vista mare, «più grandi anche della nostra» ha ribadito per certificare la liceità di quanto realizzato al Twiga. Come a dire una querelle tutta in divenire che potrebbe sfociare, già nelle prossime settimane, in nuove ordinanze di demolizione. «Non so niente della presenza di altre pagode o tende che dir si voglia sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta simili a quella del Twiga, ma non lo posso escludere - ammette Francesco Verona, presidente del Consorzio balneari - del resto il piano di utilizzo degli arenili non entra nel merito delle dimensioni di queste tende mentre pone dei paletti sulla tipologia del materiale utilizzato. Ecco, se il Twiga, per la copertura del proprio manufatto, avesse utilizzato la tela e non del pagliericcio forse, non saremmo arrivati a questo punto».
Nel frattempo non accenna ad attenuarsi lo share della polemica politica. «Ettore Neri, sulla pagoda, è arrivato dopo la banda: la sua sparata sui giornali risale infatti a dopo ferragosto q quando invece i vigili - dice Matteo Marcucci, Pietrasanta prima di tutto - erano entrati già in azione il 20 giugno scorso fino all'ordinanza di demolizione del 23 agosto. Prendersi dunque i meriti di tutto questo è cosa infantile. Il caso della pagoda impone però di rivedere il piano di utilizzo degli arenili: se il prossimo anno sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta ci saranno altre pagode, questo si sarà grazie a Neri. In realtà il Pd ha fatto tutto questo per motivi politici: chissà cosa avrebbe fatto Neri se la pagoda fosse stata di Matteo Renzi».
Immediata la replica di Neri. «Non mi prendo alcun merito, in tutta questa vicenda, se non quello di avere reso pubblico un abuso così rilevante. Il merito va invece agli uffici, che bene hanno lavorato e ancora a chi fa i controlli. Se poi io sono quello che arriva dopo la banda cosa allora possiamo dire del sindaco Alberto Giovannetti che ha dichiarato, più volte, di non essere a conoscenza di tutta la vicenda? La verità è che il cittadino, giustamente, è chiamato a rispettare le regole, ma pretende che quelle stesse regole siano rispettate da tutti, anche dai potenti di turno». —
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