Il Tirreno

Versilia

la messa in sicurezza 

Provincia a secco di soldi i lavori al cavalcavia slittano

Melania Carnevali
Provincia a secco di soldi i lavori al cavalcavia slittano

Sarebbero dovuti partire a settembre, ma l’ente non ha ancora un bilancio Ieri il sopralluogo dei tecnici e degli amministratori locali sulla struttura

3 MINUTI DI LETTURA









La buona notizia è che sul cavalcaferrovia di Querceta, almeno per il momento, non scatteranno altre limitazioni al traffico. La cattiva è che i lavori in programma per settembre slitteranno a chissà quando. La Provincia è talmente a corto di soldi che non riesce ad approvare il bilancio. E fino a quando il bilancio non sarà nel cassette, di cantieri non ne partiranno. È la doccia d’acqua fredda cascata ieri mattina sul cavalcavia dove i tecnici della Provincia hanno fatto un sopralluogo accompagnati dagli amministratori locali della Versilia storica. Con loro c’era anche Raffaello Bartelletti – l’ingegnere che ha realizzato la perizia sulla base della quale sono stati programmati i lavori –, il quale ha cercato di tranquillizzare tutti: il ponte, dice lui, non è a rischio crollo. Due mezzi con carico da 50 tonnellate ciascuno, dice, «possono quindi transitare in contemporanea».



Costruito nel 1968 da un consorzio di Comuni dell’alta Versilia e dalla Provincia stessa (che ne è rimasta proprietaria), presenta però alcuni problemi strutturali importanti, come l’ammaloramento del calcestruzzo e l’apertura dei giunti. Da dicembre sono scattati i limiti di velocità (a 30) e i divieti di transito (ai mezzi sopra le 50 tonnellate) e a settembre sarebbero dovuti partire i cantieri per una prima fase di lavori finalizzati all’impermeabilizzazione dei giunti del ponte. Il tutto per una spesa di 50 mila. Poi, andavano cercati gli 800 mila euro che servono per completare la messa in sicurezza nel 2019. Il problema è che la Provincia, si scopre ora, non ha nemmeno quei 50mila euro per partire.



Riuscire ad approvare il bilancio, in questo periodo, per una Provincia è impresa da eroi. E tutto questo ha anche un nome preciso: “riforma Delrio”, il maldestro tentativo del governo di tagliare le Province senza tagliarle del tutto, in attesa del referendum costituzionale che avrebbe dovuto abolirle (se fosse passato il Sì) e che invece le ha salvate. Gli enti ora sono salvi, ma senza soldi. Ad aprile, il presidente della Provincia di Lucca, Luca Menesini (che Il Tirreno ha provato invano a contattare), ha lanciato un appello durante il seminario nazionale Upi (Unione Province italiane) a palazzo Ducale. «Abbiamo difficoltà a garantire la sicurezza degli edifici e delle strade stesse ai nostri cittadini», disse. A fronte di un taglio di 42 milioni di euro, alla Provincia, sono arrivati soltanto 19 milioni di euro: insufficienti per assicurare la piena copertura delle spese per le 45 scuole superiori e gli oltre 650 km di strade di competenza dell’ente. Le minori entrate sono causate anzitutto dalla perdita del gettito addizionale Enel, che per un territorio come quello provinciale non è poco. Poi ci sono i tagli del governo Monti frutto sia dei trasferimenti della Regione Toscana per le funzioni allora delegate, sia di entrate extra tributarie afferenti al demanio pubblico. Infine ci sono i 3 miliardi di tagli della Finanziaria del 2014 che continuano a gravare sul bilancio. Tanto che la Provincia ancora non ne ha uno. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web