Gioco
Nuovo balzello sulle caldaie: mille impianti nel mirino
Non sono a norma per il trattamento dell’acqua: Sevas manda gli accertamenti. Mettersi a posto può costare anche 180 euro, ma la multa è ancora più salata
VIAREGGIO. C’è sempre una norma o una legge, da qualche parte, che ti costringe ad aprire il portafoglio. Soprattutto quando si parla di caldaie. Lo si scopre da una lettera inviata a domicilio, in cui si spiega che «l’impianto non è a norma per il trattamento dell’acqua»: entro due mesi di tempo bisogna chiamare un tecnico per fare i lavori di adeguamento, che possono costare anche 180 euro. Altrimenti scatta un’ulteriore verifica dell’azienda Sevas, che monitora le caldaie per conto dei Comuni in provincia di Lucca (più Massa). Con multe da 500 a 3.000 euro per chi ha ignorato la comunicazione.
A questo punto il contribuente, sbigottito di fronte all’ennesimo balzello, si domanda: «Com’è possibile che la mia caldaia nuova, che controllo ogni anno, non sia più in regola?». Ebbene sì: esiste una norma del 2009, a cui non si era praticamente mai dato seguito finora, che impone a certi impianti in certe zone di dotarsi di un apparecchio in grado di filtrare l’acqua ad alta concentrazione di calcare. Il decreto non è retroattivo: significa che riguarda solo gli impianti installati dal giugno del 2009, quando appunto la norma è entrata in vigore. Se la caldaia è stata installata dopo quella data e riceve acqua, come si dice in gergo, con una durezza pari o superiore ai 15 gradi francesi – cioè ci sono 15 grammi di carbonato di calcio ogni 100 litri d’acqua – bisogna chiamare il tecnico. Che interviene per applicare una specie di filtro in grado di sbarrare la strada al calcare all’interno della caldaia. Come detto, la norma non riguarda le caldaie installate prima del giugno del 2009. Questo consente a molti impianti a Viareggio e in Versilia di tenersi alla larga da questo balzello, riscoperto di recente nella consueta manovra da Azzeccagarbugli. Così Primo Riscossa, direttore di Sevas: «Capisco la perplessità dei cittadini. Ma noi, da quando abbiamo preso in mano i controlli sulle caldaie (tra 2016 e 2017, ndr), ci limitiamo ad applicare la legge».
Secondo quanto risulta a Sevas sono un migliaio le caldaie in Versilia che non sono a norma per il trattamento dell’acqua. Può anche darsi che l’accertamento non arrivi mai, ma i tecnici che fanno il controllo della caldaia sono obbligati a segnalarlo alla Sevas. Che a quel punto invia la lettera di accertamento.
Il lavoro di adeguamento è a carico del tecnico di fiducia del cittadino, che dovrà sborsare un centinaio di euro per l’intervento. Ma l’adeguamento, come detto, può arrivare a costare anche quasi 200 euro. In teoria, se il tecnico fa un buon lavoro, si è a posto per un po’ di anni. «Dall’arrivo della lettera – afferma il direttore Riscossa – ci sono due mesi di tempo per mettersi a posto». Una volta scaduta la soglia di tolleranza, Sevas può far scattare la verifica se il titolare della caldaia non ha comunicato di aver fatto l’intervento. A quel punto sono dolori: si rischiano multe salatissime, a seconda della potenza e delle capacità dell’impianto. Si va da un minimo di 500 euro a un massimo di 3.000 euro.
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