La protesta
Un ristorante su cinque non in regola sugli alimenti
Raffica di controlli del reparto di sanità pubblica nelle attività della Versilia. Multe fino a 24mila euro per chi non rispetta la normativa in materia di allergeni
VIAREGGIO. Otto mesi di controlli, 238 attività passate al setaccio, 32 sospensioni, 90 multe. Sono i numeri del lavoro dell’unità funzionale sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria dell’Asl versiliese, dall’inizio dell’anno, che ha riguardato tutto il settore alimentare, dalla conservazione dei prodotti alla pulizia degli spazi, fino ad arrivare al rispetto dalla normativa in materia di allergeni. E ha riguardato soprattutto i ristoranti. Dall’analisi dei dati emerge che un’attività di ristorazione su cinque non era completamente in regola. C’è chi non aveva acqua potabile, chi usava prodotti non propriamente di qualità, chi infine si perdeva in dimenticanze minime.
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La novità di quest’anno però è questa: da maggio è entrata in vigore la nuova normativa in materia di allergeni (che recepisce quella europea) che prevede sanzioni per i ristoratori che non informano correttamente il cliente sui possibili allergeni contenuti nei prodotti serviti. E il ristoratore può farlo in diversi modi: direttamente con il menu (indicando gli ingredienti), su appositi registri o cartelli da tenere sempre in vista (o su sistemi elettronici), invitando il cliente a chiedere direttamente al personale. In quest’ultimo caso, però, il personale deve essere formato e la formazione deve essere certificata. L’Asl ha già effettuato decine di controlli. «L’importante è che tale comunicazione sia facilmente reperibile dai consumatori e dalle autorità di controllo – spiega il responsabile del reparto dell’Asl, Luca Lazzerini –. Abbiamo potuto verificare che i ristoratori sono abbastanza informati sulla normativa. Ci sono piccole irregolarità, che non sono sanzionabili. Spesso, ad esempio, mancava la certificazione della formazione dei dipendenti». In questi casi sono scattate le prescrizioni. «I ristoratori hanno due o tre giorni di tempo per mettersi in regola». Dopo c’è solo la multa. Che non è propriamente bassa. Si parte dai 3mila e si arriva a 24mila, in base all’attività (al dettaglio o all’ingrosso) e alla gravità dell’irregolarità riscontrata. Nelle attività all’ingrosso i controlli dell’Asl sono già partiti da tre anni e riguardano anche la produzione. «In questi casi i controlli possono portare anche alla sospensione dell’attività e al ritiro dei prodotti in caso di contaminazione», spiega Lazzerini.
È capitato in pieno agosto. L’Asl è stata costretta a sospendere l’attività di un ristorante di Viareggio perché non aveva acqua potabile. «Ogni attività alimentare deve averla – spiega Lazzerini –. Capita però che ad una attività venga interrotta la fornitura d’acqua da parte del gestore idrico per morosità. E capita anche provi ad andare avanti attingere acqua da un pozzo o da un altro sistema. Però questo sistema deve essere provvisorio. E soprattutto l’acqua deve essere potabile». Altrimenti l’attività viene sospesa.
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