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la tragedia di franceschi 

Morto in carcere nel 2010 forse i resti sono ancora all’istituto di Tolosa

M.T.
Morto in carcere nel 2010 forse i resti sono ancora all’istituto di Tolosa

VIAREGGIOÈ l’ultima porta rimasta aperta su una tragedia che anno dopo anno si rinnova per la madre Cira Antignano. Gli organi di Daniele Franceschi, il viareggino trovato morto nel carcere di Grasse...

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VIAREGGIO

È l’ultima porta rimasta aperta su una tragedia che anno dopo anno si rinnova per la madre Cira Antignano. Gli organi di Daniele Franceschi, il viareggino trovato morto nel carcere di Grasse in Francia il 25 agosto del 2010, non sono mai stati restituiti alla famiglia.

«Non ci sono certezze su questo – afferma l’avvocato Aldo Lasagna, che ha seguito dall’inizio mamma Cira – ma, sulla base dell’ultima notizia ricevuta ormai tempo fa, parte dei resti di Daniele potrebbero essere ancora all’istituto di medicina legale di Tolosa. Per quanto ci riguarda è l’ultimo capitolo, tuttavia doloroso, della vicenda».

Daniele era finito in carcere in attesa di un processo per una vicenda di carte clonate al Casinò di Cannes. Ed è lì, nell’infermeria del penitenziario di Grasse, che venne visitato dai sanitari dell’ospedale cittadino che erano di turno quel giorno. Tra cui il dottor Jean Paul Estrade, unico condannato – in via definitiva – per la morte di Daniele.

Daniele affermava di avere dei dolori forti al cuore e a una spalla: ne aveva scritto anche in una lettera, che poi mamma Cira è riuscita ad avere. Dopo la visita, che a detta del medico e delle infermiere non aveva destato sospetti, Daniele fu rimandato in cella. Nonostante, dicono dalla famiglia, avesse la febbre a 40.

Poi l’epilogo tragico, con Daniele trovato morto in cella a soli 36 anni.

Il caso esplose nel giro di poco tempo e causò una mobilitazione anche della città per consentire a Cira e ai suoi familiari di avere giustizia. Il processo penale in Francia si è chiuso con una condanna, quella del dottor Estrade, a un anno. L’infermiera che era stata condannata in primo grado è stata assolta in appello e ne è uscita. Nel frattempo la famiglia di Daniele ha ricevuto un risarcimento di 40.000 euro. —

M.T.

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