Il Tirreno

Versilia

Insegnante ottiene il posto fisso a 66 anni: "Troppo tardi per me, lo lascio a un giovane"

Melania Carnevali
Insegnante ottiene il posto fisso a 66 anni: "Troppo tardi per me, lo lascio a un giovane"

Maestra viareggina convocata dall’ufficio scolastico provinciale per l’immissione in ruolo a pochi mesi dalla pensione

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Rinuncio al posto fisso, datelo a un giovane. Quando ha sentito quelle parole, l’impiegato dell’ufficio scolastico provinciale non è riuscito a risponderle subito. Sapeva che quello non era il sogno di libertà dell’ultimo bohémien romantico rimasto sulla Terra, ma l’atto di resa di una maestra viareggina che, dopo una vita intera di precariato, si è vista offrire quel posto fisso tanto agognato a 65 anni passati (66 a dicembre), a pochi mesi dalla pensione. «Date il mio posto a un giovane», ha detto all’impiegato. «Io rinuncio».

Rosella Bertuccelli, anno di nascita 1952, uscirà dal mondo del lavoro come ci è entrata: da precaria. Simbolo, suo malgrado, di un cortocircuito di senso, oltreché di giustizia, di un settore professionale, dove la parola pubblico è solo il farmaco lenitivo di una stabilizzazione che oggi non arriva sicuramente, domani forse. Rosella (non ha voluto parlare con i giornalisti perché «non mi piace la pubblicità», avrebbe detto alla segretaria della scuola primaria del Marco Polo Viani dove ha lavorato lo scorso anno) ha insegnato per anni nelle scuole della Versilia, ha cresciuto centinaia di piccoli diventati adulti, qualcuno avrà un contratto a tempo indeterminato già nel cassetto. Lei non lo ha mai avuto, invece, quel contratto. Ha atteso la chiamata, anno dopo anno. Su e giù per le graduatorie, avanti e indietro per le scuole, quest’anno qui, il prossimo là, quello dopo ancora chissà se ci sarà posto, in questa capriola che è la vita da precaria.

Fino a pochi giorni fa, quando ha ricevuto la mail dal provveditorato provinciale con cui veniva invitata a presentarsi il 23 agosto a Lucca per firmare il contratto a tempo indeterminato (con lei sono state convocate altre 136 persone per riempire le cattedre vuote nelle scuole della Versilia). Proprio così: contratto-a tempo-indeterminato. Proprio ora, che era pronta per la pensione. Nessuno di noi sa quanto ci abbia pensato prima di pronunciare quelle parole: «Rinuncio, lascio il posto a un giovane». Un bagno di realismo per tutti.

«La sua rinuncia è stata un grande gesto di solidarietà – commenta Antonio Mercuri, della Flc-Cgil di Lucca e Massa Carrara –: se avesse accettato avrebbe avuto diritto a una rivalutazione della pensione. Ora andrà in pensione con la minima: anche se avesse lavorato solo un anno, invece, avrebbe potuto agganciarsi a un’altra fascia e la sua pensione sarebbe stata leggermente più alta. Di poco, ma più alta. Potrà comunque accettare una supplenza annuale, ma dovrà aspettare le nomine di settembre».

Il suo non è un caso isolato. Estremo, ma non completamente isolato. La maggior parte dei precari, come detto, ottiene il contratto molto in là con gli anni. Lo dimostrano i dati delle immissioni in ruolo dello scorso anno nella provincia di Lucca, dove l’età media è stata di 48,5 anni. Solo il 4 per cento dei nuovi assunti aveva età compresa tra i 19 e i 30 anni, il 20 per cento aveva tra i 31 e i 40 anni, il 29 per cento tra i 41 e i 50, il 33 % tra i 51 e i 60, e ben il 14 per cento over 60. Quando ormai non ci speravano più.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web