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Urbanistica, Rizzo boccia il regolamento «È una minaccia sul futuro di Viareggio»
l’intervistaNon ha mancato di manifestare le proprie perplessità, anche nelle iniziative pubbliche organizzate dall’amministrazione comunale per prestare il Regolamento urbanistico adottato dal...
l’intervista
Non ha mancato di manifestare le proprie perplessità, anche nelle iniziative pubbliche organizzate dall’amministrazione comunale per prestare il Regolamento urbanistico adottato dal consiglio comunale ai primi di agosto. Alessandro Rizzo è uno degli architetti che conosce meglio la città e le necessità di un territorio in gran parte tutelato come è quello di Viareggio. Le sue parole sono spunto di riflessione e confronto.
Rimane della stessa idea a documento adottato?
«Devo purtroppo pensare che il Regolamento così com’è sia completamente sbagliato, nel merito e nel metodo. Un’ipoteca sul futuro di Viareggio ed una minaccia della cui gravità, forse, non molti si rendono ancora bene conto».
Eppure è il frutto del lavoro di un team di professionisti di tutto rispetto...
«Ho il massimo rispetto per il team dell’università di Firenze cui l’amministrazione comunale ha conferito l’incarico e che ben conosco per aver svolto attività didattica al Dipartimento di architettura di Firenze per circa vent’anni. Sono tecnici di indubbia capacità, il cui errore principale è stato, forse, quello di accettare un incarico che li ha costretti ad elaborare un interno Regolamento urbanistico ed una variante al Piano strutturale in soli 6 mesi, senza che gli siano stati forniti obiettivi chiari da raggiungere od una strategia da impiegare. Credo se ne siano resi conto perfettamente e che questo sia il motivo principale per cui, a quanto sembra, non lo firmeranno».
Parole forti, le sue...
«Per quanto sono riuscito a vedere finora, ritengo che ci siano alcuni aspetti potenzialmente devastanti per il futuro della città. Il Regolamento consente, tra cambi di destinazione e nuove costruzioni, la realizzazione di centinaia di nuove residenze, di decine di migliaia di metri quadrati tra uffici e spazi commerciali anche di media distribuzione. Addirittura, in più di un caso, veri e propri centri commerciali spuntati dal nulla. Chiunque conosca lo stato in cui versa la città da ormai troppi anni sa benissimo che sul mercato ci sono già migliaia di case invendute, i cui prezzi continuano a scendere. E centinaia di fondi commerciali sfitti. Prima di aumentare l’offerta bisogna creare la domanda, altrimenti i prezzi crollano ed il mercatonon potrà che collassare. L’esempio di quello che è accaduto lungo tutta la costa spagnola negli ultimi anni ne è una prova: miglia di fallimenti ed offerte “compri due paghi uno” per gli appartamenti, come fossero scatolette di tonno. Il mercato dell’edilizia potrà ripartire solo se trainato da altri settori, come turismo, cultura e soprattutto la nautica ed il porto che possono rendere Viareggio di nuovo viva ed interessante. Tutto questo mi pare di lampante evidenza: eppure il Regolamento non sembra essersene accorto».
Non bastano gli interventi sulle aree dismesse, cuore del Regolamento adottato?
«Le grandi aree urbane dismesse che rappresentano l’unica ed ultima possibilità di collegare le periferie ad Est della ferrovia tra di loro e con il centro città, realizzando così nuove e vere centralità urbane che fungano efficacemente da punto focale e da cerniera tra i vari quartieri - secondo il Regolamento verrebbero saturate sulla base di soli indici urbanistici. Si ragiona solo in termini di quantità e non di qualità; non di obiettivi, non di strategie a breve, medio e lungo termine, le sole in grado di risollevare le sorti di questa nostra bellissima e disgraziata città. È evidente la mancanza di una quadro generale che giustifichi e leghi gli interventi tra di loro e spieghi per quale motivo dovrebbero essere realizzati e chi dovrebbe mettere i soldi».
Il mondo dei professionisti, però, scalpitava ...
«Se il Regolamento venisse approvato com’è, una piccola ripresa del mercato dell’edilizia, seppure temporanea, ci sarebbe. Fornendo un po’ di ossigeno anche ai molti studi professionali inattivi. Sarebbe, però, una visione assolutamente miope del problema; una soluzione troppo facile ad un problema complesso, che a fronte di un beneficio momentaneo rischia di precipitare la città in una situazione ben peggiore. Insomma: la cura rischia di essere peggiore del male. —
DONATELLA FRANCESCONI
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