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Libero Carmelo Musumeci I giudici: l’ergastolano a vita oggi è un «uomo nuovo»
IL PERSONAGGIOPer i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Perugia che gli hanno concesso la liberazione condizionale, Carmelo Musumeci è un «uomo nuovo», com'è testimoniato anche dal fatto che...
IL PERSONAGGIO
Per i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Perugia che gli hanno concesso la liberazione condizionale, Carmelo Musumeci è un «uomo nuovo», com'è testimoniato anche dal fatto che persegue il suo «riscatto dal passato impegnandosi quotidianamente ad assistere la disabilità» in una casa famiglia a Perugia. Una decisione che non mancherà di far discutere a tutti i livelli. Perché Musumeci era un ergastolano ostativo, per il quale - a differenza di quelli comuni - non c’è diritto a benefici penitenziari in assenza di una "condotta collaborante" con la giustizia. Salvo i casi, rari, in cui venga riconosciuta l’ «inesigibilità della collaborazione» da chi è stato condannato con la formula del “fine pena mai”.
Una decisione, quella dei giudici umbri, che è un po’ come mettere una pietra sopra alla guerra di sangue che ha attraversato la Versilia a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, su uno scenario Apuo-Versiliese che ad inizio anni Settanta vede insediarsi - originario di Aci S. Antonio, in provincia di Catania dove è nato nel 1955 - un Musumeci giovanissimo. Sarà una vera guerra quella che per qualche anno vedrà contrapposti Carmelo Musumeci (ed il suo clan) a Ludovico Tancredi, «punto di riferimento per una grande organizzazione criminale di livello nazionale, passata alla storia come la “banda dell’Autoparco di Milano” di via Salomone, vero e proprio supermercato della droga» come ricorda il bel lavoro di Marco Antonelli, dal titolo “Il Confine. Tra Liguria e Toscana, dove le mafie si fanno in quattro». Una guerra che ha lasciato un omicidio senza colpevoli (quello dell’ingegnere carrarino Alberto Dazi) ed un Musumeci autore di numerose pubblicazioni, entrato in carcere con la licenza elementare ed oggi plurilaureato.
Un oggi ex ergastolano - mai dimenticato da un territorio versiliese sulla cui scena ancora si “agitano” personaggi protagonisti delle vicende oscure di quegli anni - che appena pochi giorni fa - da detenuto in semilibertà - così scriveva al ministro della giustizia Alfonso Bonafede: «Cosa c’entra la sicurezza sociale con tutte le privazioni previste dal regime di tortura del 41 bis? Il carcere in Italia, oltre a non funzionare, crea delle persone vendicative perché alla lunga trasforma il colpevole in una vittima: quando si riceve del male tutti i giorni si dimentica di averne fatto». Ed ancora: «Qualcuno sostiene che il carcere duro, almeno all’inizio, sia stato utile, ma questo a che prezzo? Io credo che alla lunga il regime di tortura del 41bis, e una pena realmente senza fine come l’ergastolo ostativo, abbiano rafforzato la cultura mafiosa, perché hanno innescato odio e rancore verso le Istituzioni anche nei familiari dei detenuti». Insomma, parole da vera e propria campagna contro il regime previsto dalla legge per i detenuti condannati per reati che hanno a che fare con le organizzazioni mafiose in una Italia che ancora fatica a sciogliere tutti i nodi delle grandi stragi di mafia dei primi anni Novanta. —
DONATELLA FRANCESCONI
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