Sicurezza
Ponte crollato a Genova, la Versilia si stringe nel dolore: «Una tragedia incredibile»
Bandiere a mezz’asta nei bagni in segno di lutto per le vittime. Del Ghingaro: "Accanto a chi vede distrutte vite, a una città in ginocchio"
le reazioni
Come si potrà festeggiare oggi? Come si potrà andare in spiaggia, prendere la tintarella, pranzare, fare gavettoni, magari, sapendo che là, sotto quel cemento, sono morte decine di persone? E magari anche qualcuno dei “nostri”? Se lo chiede la Versilia. Se lo chiedono i residenti, i turisti. Se lo chiedono i balneari che oggi, in segno di lutto, terranno le bandiere a mezz’asta. «Abbiamo invitato anche i nostri associati a limitare le feste – dice Luca Petrucci, presidente dei balneari di Lido di Camaiore –. Questa tragedia ci tocca da vicino. Molti nostri clienti vanno e vengono su quel cavalcavia, e tutti noi lo abbiamo percorso tantissime volte».
Le reazioni sono state tante. «È difficile comprendere e dare una spiegazione a tutto questo. Sono vicino alle famiglie delle vittime e alla città di Genova», dice Marcello Lippi, Ct della Nazionale di calcio cinese, che in questi giorni si trova in Indonesia a seguire i giochi d’Asia. Lippi ha vissuto per molti anni a Genova, avendo giocato nella Sampdoria, dove poi ha allenato la formazione Primavera. La moglie Simonetta è genovese. «Come me, molti hanno utilizzato quel ponte tante volte. Anche da 15mila chilometri di distanza sono in contatto con amici genovesi a cui ho telefonato per essere aggiornato su quanto accaduto, che, ripeto, ha dell’incredibile. Strutture come queste dovrebbero essere sotto controllo: sono rimasto senza parole. È impossibile poter dare una giustificazione a tutto questo».
Messaggi di cordoglio arrivano anche dal Comune e dal sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro («sono vicino a coloro che soffrono una perdita, a chi vede distrutte vite, ad una città in ginocchio»), dal Comune di Seravezza, da quello di Forte dei Marmi, dagli ultras di Viareggio. «Questo è un ponte che, quando venne costruito, colpì tutta Genova, perché era una struttura avveniristica», ricorda Marino Mariani, genovese di origine, ma residente in Darsena da anni. «Era in cemento armato e alla lunga si è deteriorato: per noi genovesi è sempre stato comunque un cruccio, perché non ci è mai piaciuto. Era percorso ogni giorno da tantissime auto e mezzi pesanti. Quello che non riesco a capire è come sia potuto crollare un ponte del genere». —
R.L.
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