Gioco
Si perde nel bosco salvato dopo la notte passata all’addiaccio «Vivo per miracolo»
Smarrito l’orientamento, ha lanciato l’sos con il cellulare poco prima che si scaricasse. Provvidenziale un incendio
CAMAIORE
«Mi ritengo un miracolato». Parole pronunciate con il sorriso sollevato di chi se l’è vista brutta ma è riuscito a scamparla quelle di Nicola Mosti, sociologo di 50 anni originario di Camaiore ma da oltre 20 anni residente a Roma. Accanto a lui, a sorreggerlo all’uscita dal pronto soccorso dell’Ospedale Versilia, la sorella Rosella, il volto segnato da una lunga notte di preoccupazione. L’uomo infatti, partito domenica mattina per un’escursione sui monti camaioresi, si era perso nel bosco tra Torcigliano e Lucese e – dato per disperso – è stato ritrovato per un caso fortuito soltanto ieri mattina dopo un’intera nottata passata all’addiaccio.
Nicola Mosti era partito intorno alle 7, 30 di domenica mattina per quella che doveva essere una normale escursione nei boschi. «Non è certo la prima volta che faccio questo genere di camminate – racconta il cinquantenne – non appena posso vengo qui e mi rilasso passeggiando in montagna. Sono partito da Torcigliano – spiega – ho proseguito lungo il Lucente, il tragitto che collega il paese al passo del Lucese, poi da lì ho seguito il percorso 101 che porta fino a Campo all’Orzo. Ho quindi deviato sul monte Prana seguendone la costa per arrivare poi nuovamente sopra il monte Pedone che sovrasta Torcigliano. Verso le 14 in pratica mi trovavo in un punto da cui riuscivo anche a vedere il paese». La meta però era irraggiungibile, separata da una palizzata con filo di ferro. «Ho finito per costeggiarla, andando però in direzione contraria rispetto al paese – racconta Mosti – ed è allora che mi sono perso».
Nicola si è quindi inerpicato nel fitto del bosco cercando un’uscita da quel labirinto di rovi che, intanto, lo ferivano strappandogli anche i vestiti. «Cercavo di sfruttare il gps del cellulare – racconta – ma ho scaricato rapidamente la batteria. Ho passato ore girando a vuoto, camminando anche carponi dove non potevo proseguire in piedi. Senz’acqua mi sentivo perso, ho pensato di morire». Intorno alle 20, poi, la disperazione ha avuto la meglio: la chiamata di emergenza sfrutta l’ultimo singulto di batteria del cellulare, viene inoltrata ai Carabinieri che immediatamente fanno scattare le ricerche coordinandosi con il soccorso alpino. Il dispositivo mobile però non trasmette più il segnale e Nicola non ha saputo dare indicazioni precise della propria ubicazione. I soccorsi si interrompono alle 3 del mattino, e l’uomo – che nel frattempo ha provato a scendere il greto in secca di un torrente cadendo e battendo anche la testa – decide di provare a dormire all’addiaccio.
A salvare Nicola Mosti è stato un incendio. «Quando mi sono risvegliato – spiega – ho visto alzarsi dagli alberi una colonna di fumo. Ho pensato che ci fosse qualcuno, o che magari lì sarebbero potuti rrivare i soccorsi per un incendio». Nel suo particolar caso, dunque, le fiamme hanno rappresentato la salvezza. Sul posto infatti è arrivato l’elicottero del servizio antincendio boschivo che, notandolo vicino al focolaio, lo ha prelevato portandolo in salvo. «È stato come un’apparizione mistica – dichiara Mosti – mi ha salvato la vita, non ringrazierò mai abbastanza i soccorritori. D’ora in poi - promette - mai più escursioni da solo». —
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