Sicurezza
Quei posti riservati ai superstiti che diminuiscono ogni anno
LA STORIASono sempre meno le seggiole di plastica bianca dove ogni anno, almeno due volte all’anno – il 25 aprile e il 12 agosto – siede la storia. Sono i superstiti dell’eccidio di Sant’Anna, quelli...
LA STORIA
Sono sempre meno le seggiole di plastica bianca dove ogni anno, almeno due volte all’anno – il 25 aprile e il 12 agosto – siede la storia. Sono i superstiti dell’eccidio di Sant’Anna, quelli che hanno visto trucidare i loro cari dalle truppe nazi-fasciste, salvandosi poi chissà come. Molti di loro se ne sono andati. Solo quest’anno ne sono morti tre nel giro di poche settimane: prima Luigi Della Latta, poi Nella Mancini, e infine Massimo Mancini. Uno dietro l’altro, voci della storia perduti per sempre.
Ne rimangano meno di venti. Se ne andranno anche loro, funziona così la vita, lasceranno quelle seggiole vuote, i microfoni a chi la storia l’ha letta e non l’ha vissuta, a chi prova a immaginarsi il dolore ma non può sentirlo, a chi si fa in quattro per tramandare un racconto che non è suo, anche se in fondo è di tutti. Ed è il vuoto di sapere che lasceranno che preoccupa chi rimane. «Ci preoccupa il dopo di loro», dice il sindaco di Stazzema Maurizio Verona. Sue tante iniziative legate alla memoria, come l’anagrafe antifascista, che però «nulla sono in confronto alla testimonianza vera di chi ha vissuto quei momenti: per questo vogliamo registrare in video tutte le loro testimonianza per poterle metterle a disposizione dei giovani del futuro».
Sorride alla domanda sul dopo-di-loro, invece, Enrico Pieri, presidente dell’associazione dei martiri. «Ci siete voi, giovani, che continuerete a tramandare la storia per noi». Sorride di nuovo. È il sorriso di chi, nonostante tutto, crede anche ancora nell’umanità. —
MELANIA CARNEVALI
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