Toscana
Rimane senza casa e l’Inps gli chiede indietro la pensione «Io cittadino invisibile»
Dopo aver perso la residenza anagrafica per lo Stato è come se non fosse più esistito: solo un gesto di solidarietà lo ha salvato
VIAREGGIO. La paura di non esistere più, di ritrovarsi completamente abbandonato. Un fantasma per tutti, compreso lo Stato italiano. «Nella mia vita ho avuto parecchi motivi per farmi prendere dal terrore, ma mai mi sono sentito perso come un mese fa». A parlare è Armando Filippini, 76 anni, artista ed ex tecnico di materiali edili viareggino che, dalla metà di luglio, ha vissuto una realtà da incubo. Quella di chi, ai margini della società, si ritrova senza casa e si vede privato della sua stessa identità. Finché al danno si aggiunge la beffa: anche l’Inps, appurata l’irreperibilità del domicilio, smette di erogare la pensione, negando qualunque possibilità di riprendersi.
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La tragica vicenda di Filippini inizia il 14 marzo scorso: è quella la data infatti in cui – mosso da motivi personali – è costretto ad abbandonare la casa di proprietà della sua famiglia, la quale comunica al Comune la perdita di residenza dell’uomo. «La situazione sul momento non mi ha spaventato eccessivamente – racconta Armando – in passato ho vissuto momenti ben peggiori». Nei primi anni ’90 infatti, a causa di uno stile di vita un po’ sopra le proprie possibilità, l’uomo si ritrovò sul lastrico. «Dilapidai un patrimonio – spiega al Tirreno – ma non ho rimpianti, non ho mai dato peso eccessivo ai soldi pur ritenendoli importanti per sopravvivere. Persi tutto, divorziai da mia moglie e finii alle Cinque Terre a fare il clochard in una caletta. E nonostante tutto continuai a sopravvivere, a lottare, e riuscii a risollevarmi grazie ai bassorilievi che realizzavo su commissione». Da allora, vivendo perlopiù alla giornata e «sempre in bilico sull’orlo del baratro», Filippini è stato in grado di sopravvivere e di mantenersi, anche grazie all’aiuto di amici e familiari. Fino a quando, lo scorso marzo, si è ritrovato senza più una residenza denunciata al Comune.
«Mi sono barcamenato qua e là, adattandomi per quattro mesi grazie proprio alla pensione che ho continuato a ritirare. Il primo campanello di allarme – racconta Filippini – me l’ha fatto suonare il mio medico». Il 76enne viareggino è infatti affetto da numerose criticità relative alla propria salute: un accumulo di problematiche che lo costringono a tenersi costantemente monitorato presso il proprio medico di fiducia. Che tuttavia, vista la situazione precaria del paziente, l’ha avvisato del rischio che correva nel rimanere senza fissa dimora. «Se il Comune fosse arrivato al punto di ritirarmi i documenti – racconta – non avrei più potuto avere accesso al servizio sanitario di base, ma soltanto al pronto soccorso per le emergenze. Da lì ho cominciato ad allarmarmi, ma ancora non immaginavo quello che stava per accadere».
Dopo quattro mesi invece a Filippini arriva una lettera dall’Inps che lo fa precipitare nel baratro della disperazione: l’ente previdenziale non solo gli comunica che in base alla dichiarazione di irreperibilità segnalata dal Comune non gli erogherà più la pensione, ma che dovrà restituire l’intera somma erogata da marzo a luglio, circa 4mila euro. Questo perché, senza domicilio postale, non è possibile neppure ritirare la pensione. «Mi sono sentito morire – racconta Armando Filippini – ho creduto di essere davvero ad un passo dal non esistere più, di finire nella più totale indifferenza. Sono arrivato quasi ad un passo dal compiere un gesto estremo – rivela – pensieri che non mi sarei nemmeno mai sognato di avere».
La storia di Filippini però ha un lieto fine. Della sua situazione si sono accorte alcune associazioni del territorio che hanno deciso di aiutarlo: prima “Il mondo che vorrei” – l’associazione che riunisce i familiari delle vittime della strage di Viareggio – l’ha ospitato alla cinque giorni organizzata nella pineta della Darsena permettendogli di esporre le sue opere, poi addirittura le Tartarughe Lente di Viareggio – nella mattinata di venerdì – hanno deciso di garantire per lui presso il Comune di Viareggio un domicilio postale affinché possa tornare a ricevere quantomeno la pensione. «Mi hanno salvato la vita – dichiara Filippini – anzi, hanno salvato la mia identità». —
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