Sicurezza
Report Legambiente: «Le spiagge libere sono troppo poche»
viareggioIn Italia nonostante gli ottomila chilometri di costa tra la Penisola, le due isole maggiori e le oltre 800 isole minori, ogni estate trovare una spiaggia libera è davvero un'impresa. E le...
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In Italia nonostante gli ottomila chilometri di costa tra la Penisola, le due isole maggiori e le oltre 800 isole minori, ogni estate trovare una spiaggia libera è davvero un'impresa. E le poche che ci sono, sono ubicate in porzioni di costa di "Serie B", vicino alle foci di fiumi, fossi o fognature e quindi dove la balneazione è vietata. È la protesta di Legambiente nel dossier "Le spiagge sono di tutti!" che denuncia il fenomeno della privatizzazione delle coste, delle concessioni senza controlli e dei canoni bassissimi a fronte di guadagni enormi per gli stabilimenti e di un misero introito per lo Stato (nel 2016 poco più di 103 milioni). In Italia sono 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui 27.335, sono per uso "turistico ricreativo" e le altre distribuite su vari utilizzi, da pesca e acquacoltura a diporto, produttivo (dati del Mit). Si tratta di 19,2 milioni di mq di spiagge sottratti alla libera fruizione. Se si considera un dato medio (sottostimato) di 100 metri lineari per ognuna delle 27 mila concessioni esistenti, si può stimare che oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari. Tra gli esempi citati anche quelli in Versilia: a Forte dei Marmi sono 100 gli stabilimenti su 5 km di costa (anche se, va detto, al Forte ci sono una lunga spiaggia libera a Vittoria Apuana e 2 spiagge libere attrezzate).
Il rischio - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente - «è che si continui in una corsa a occupare ogni metro delle spiagge italiane con stabilimenti che, in assenza di controlli come avvenuto fino a oggi, di fatto rendono le coste italiane delle coste privatizzate quando invece le spiagge sono di tutti. Chiediamo l'istituzione di una legge che preveda almeno il 60% delle spiagge venga lasciato alla libera fruizione e che vengano definiti canoni adeguati e risorse per la riqualificazione ambientale». —
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