La protesta
Ex Fervet, solo metà area rimane al Gruppo Balducci
L’architetto Fabio Lucchesi: «Ma di quale cementificazione si parla?» E da Firenze arrivano 300mila euro per lo studio sull’Asse di penetrazione
VIAREGGIO
L’area della ex Fervet «è collocata lungo il tracciato del proseguimento della via del Mare prevista dal Piano strutturale», quello vigente nel quale si prevede che l’asse di penetrazione (oggi via del Mare) termini sulla via Indipendenza dove l’ex Fervet si trova. È uno dei punti cruciali della trasformazione urbanistica della città che l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro propone oggi al consiglio comunale per l’adozione. Perché una volta portato l’asse fino a via Indipendenza, da lì il proseguimento è verso il mare. «È arrivato il finanziamento per lo studio», conferma al Tirreno l’assessore Federico Pierucci, con riferimento alla somma di 300.000 euro messa a disposizione dalla Regione Toscana che chiede al Comune di Viareggio l’analisi anche di soluzioni alternative a quella del tracciato a Sud dello stadio dei Pini. Per la quale Pierucci conferma quanto dichiarato - immagini di simulazione alla mano - nell’assemblea di Torre del Lago, ad inizio anno: «La mia soluzione è una strada chiusa con i pilomat, destinata unicamente al traffico delle imbarcazioni, e per il resto ciclabile».
Ieri i tecnici dell’università di Firenze che hanno lavorato al Regolamento urbanistico si sono soffermati a lungo sul “nodo” dell’intervento di trasformazione alla ex Fervet. Dove, oltre alla nuova viabilità (l’asse, appunto) sono previsti «un parcheggio scambiatore e una fascia alberata a difesa del Campo d’aviazione». In cambio delle aree cedute al Comune, il privato (la proprietà è del Gruppo Balducci) potrà costruire 28 nuovi appartamenti, nella forma delle “viareggine” che andranno a costituire «un prolungamento di via Virgilio». A chi accusa gli estensori del nuovo Regolamento urbanistico, il professor Fabio Lucchesi, replica: «Colata di cemento? Ma se l’intervento diventa la metà delle superfici coperte esistenti...».
Parole che richiamano la sentenza del Tar che nel 2014, dopo 12 anni di contenzioso, ha dato ragione a Balducci rispetto alle pretese che il Comune di Viareggio avanzava. Per i giudici era da cassare «la previsione di un contributo, in termini di suolo, da destinare all’uso pubblico, richiesto in misura fissa e avulsa dai contenuti concreti del Piano di recupero, trattandosi dunque di una prestazione imposta che non solo prescinde dalla volontà del proprietario ma è indipendente dal reale impatto urbanistico dell’intervento di ristrutturazione». Al punto da indurre il Tar a ritenere che si potesse essere in presenza di un «esproprio sostanziale». L’Ente pubblico ha appellato il provvedimento al Consiglio di Stato. E la domanda è inevitabile: che accadrebbe se anche al Consiglio di Stato vincesse il privato? Al Tirreno che pone il dubbio risponde l’architetto Marco Mancini, anche lui nel team di Lucchesi: «E se il privato l’area ce la dà di sua volontà?». —
DONATELLA FRANCESCONI
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
