Il Tirreno

Versilia

L’allarme nube tossica 

Ristretta a settecento metri la zona rossa da monitorare

Luca Basile
Ristretta a settecento metri la zona rossa da monitorare

Le analisi riguardano in particolare Pollino, Traversagna e parte dei Macelli Confermato che l’incendio non ha bruciato amianto, Pvc, vernici e solventi 

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VIAREGGIO

Diossine e idrocarburi: sono questi i 2 microinquinanti che Arpat e Asl stanno monitorando a seguito dell’incendio di venerdì scorso alla Ferredil Cerù di via Pontenuovo. E lì stanno monitorando in una sorta di zona rossa «limitata a un settore di raggio massimo 600-700 metri, centrato sullo stabilimento, compreso tra 15 °N e 125 °N» spiega in una nota Arpat. Zona, che comprende l’abitato dell Pollino, Traversagna, Macelli – ma campioni sono stati prelevati anche a Valdicastello – dove appunto potrebbero essere ricaduti e depositati idrocarburi policiclici aromatici e diossine.

Non resta, dunque, che attendere gli esiti delle analisi – attesi per venerdì – per avere un quadro esaustivo di una situazione che tiene ovviamente con il fiato sospeso migliaia di famiglie. «L’incendio ha interessato materiale di varia natura, prevalentemente cartone, materiale plastico, legname, 1-2 pancali di prodotti per l’edilizia a base acquosa, bombolette di gas, rete metallica plastificata e zincata, carta bituminosa». La buona notizia, se una buona notizia la vogliamo trovare in uno scenario ad oggi dove la prudenza è d’obbligo, è che sempre come certificato da Arpat «non risultano interessati dall’incendio materiali contenenti amianto o Pvc, né vernici a base solvente».

«Ad incendio domato, è stato possibile effettuare una valutazione delle ricadute al suolo dei prodotti di combustione. Il vento molto debole, con leggera tendenza dai quadranti occidentali e in prima approssimazione perpendicolare alla linea di costa, ha favorito – aggiunge l’Agenzia regionale – l’innalzamento della colonna di fumo, con una leggera tendenza a spostarsi verso i quadranti orientali. Le condizioni meteo hanno certamente favorito la dispersione dei fumi di combustione e quindi la loro diluizione in atmosfera. Gli effetti della deposizione al suolo, come altre volte verificato in casi analoghi, sono molto più ravvicinati alla sorgente».

Nel frattempo, nella giornata di ieri, sono stati eseguiti da Arpat e Asl, tre campionamenti su vegetali a foglia larga non solo nella cosiddetta “zona rossa”. ma anche in due punti di Valdicastello e in un orto in via Dietromonte a Capezzano Pianore, costituito da foglie di viti e di fico. Così come è stato effettuato un prelievo di ceneri leggere prodotte all’interno del magazzino durante l’incendio. Quest’ultimo campione contribuirà a stabilire quali inquinanti si sono formati nel corso dell’evento. «Dalle analisi dei dati acquisiti in continuo dal mezzo mobile – aggiungono da Arpat – non si rileva alcuna variazione significativa dei vari parametri – ossidi di zolfo, azoto, monossido di carbonio e acido solfidrico, ndr – in conseguenza dell’incendio avvenuto il 3 agosto a partire dalle ore 12,30 al magazzino di materiale edile. Per quanto riguarda i filtri utilizzati per il campionamento del materiale particolato, questi saranno analizzati in laboratorio per la determinazione dei microinquinanti organici». Non resta quindi che attendere il fine-settimana per capire la portata, sia dal punto di vista dei possibili rischi per la salute delle persone che ambientale, dell’incendio nel capannone di via Pontenuovo messo nel frattempo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. —

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