Sicurezza
La parrocchia di Bicchio: «Ciao Buba noi siamo con te»
La comunità del quartiere scrive al ragazzo a cui hanno sparato Padre Graziano: «Qui abbiamo vinto la paura con il dialogo»
viareggio
«Caro Buba, con preoccupazione e sgomento abbiamo appreso dell’aggressione che hai subito». Inizia così, con una frase dal sapore quasi materno, la lettera che la comunità parrocchiale di Bicchio – quartiere alla periferia di Viareggio – ha inviato al 24enne originario del Gambia che giovedì scorso a Pistoia è stato vittima di un atto intimidatorio a sfondo razzista: due ragazzi – di poco più giovani di lui – lo hanno insultato sparando poi un colpo con una pistola scacciacani al suo indirizzo prima di fuggire in bicicletta.
Buba Ceesay, al suo arrivo in Italia, è stato infatti per quasi due anni ospite della cooperativa lucchese Odissea che l’ha accolto proprio a Viareggio, nel quartiere di Bicchio, presso una casa messa a disposizione da una famiglia viareggina. «Quando arrivò qui da noi – racconta padre Graziano Raschioni, parroco del quartiere – era insieme ad altri sette richiedenti asilo. Non nego che inizialmente, tra la gente del posto, non fossero proprio ben visti. La comunità però instaurò ben presto un dialogo con tutto il gruppo anziché farsi vincere dalla paura: chi forse all’inizio più di altri nutriva timori – rivela – alla fine ha instaurato i migliori rapporti di amicizia».
Insieme alla comunità parrocchiale di Bicchio, Buba ha preso parte anche a diverse attività che gli hanno permesso di stringere alcune amicizie con i giovani del posto. «Abbiamo organizzato escursioni a Firenze e in montagna – racconta don Raschioni – e spesso nel campetto del quartiere si divertiva a giocare a pallone insieme agli altri ragazzi del posto. Qui lo ricordano tutti piacevolmente, allo stesso modo degli altri richiedenti asilo che abitavano nel quartiere. Non ci sappiamo capacitare – spiega il parroco – di questi gesti di violenza e di aggressività nei suoi confronti. Le paure espresse e condivise poi si trasformano, e noi di Bicchio ne siamo la prova. Chi arriva a sparare – dichiara – ha qualcosa che non va come dovrebbe, ma chi esprime con le proprie parole questa aggressività, politici compresi spesso, forse nemmeno si rende conto delle possibili conseguenze». —
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