Lutto
È partito da Viareggio il sogno italiano di Buba Ceesay
Il giovane migrante minacciato con la pistola a Pistoia ha vissuto in Versilia per oltre un anno come richiedente asilo
VIAREGGIO. Desiderava arrivare in Italia e costruirsi una vita nel nostro Paese. Una speranza che Buba Ceesay, 24 anni originario del Gambia, ha covato a lungo proprio a Viareggio, ospite per circa un anno e mezzo tra il 2016 e il 2017 della cooperativa Odissea di Lucca che sulla nostra costa e nel territorio versiliese ha alcuni centri dove accoglie richiedenti asilo nell’attesa che venga loro concesso il permesso di soggiorno nel nostro Paese.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.17119106:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2018/08/03/news/vicofaro-don-biancalani-spari-verso-uno-dei-nostri-migranti-1.17119106]]
Nella tarda serata di giovedì scorso a Pistoia, invece, il sogno italiano di Buba si è trasformato in un incubo, macchiato dallo sparo esploso da una pistola scacciacani impugnata da due ragazzi (di poco più giovani di lui, stando al racconto del ventiquattrenne gambiano) che, in sella a delle biciclette, sono poi sono fuggiti non appena compiuto deflagrato il colpo.
A Pistoia - dove è attualmente ospite di don Massimo Biancalani (il parroco “dei rifugiati”, nomea che gli è stata cucita addosso dopo che un anno fa l’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini lo attaccò per aver portato un gruppo di rifugiati in piscina) - Buba è approdato una volta lasciata la Versilia. Arrivato in Italia infatti era stato accolto proprio a Viareggio all’interno del progetto della cooperativa Odissea (del consorzio So&Co di Lucca). Qui ha atteso per circa un anno e mezzo che le autorità gli confermassero l’opportunità di ottenere il permesso di soggiorno. Cosa che invece, nell’inverno del 2017, gli è stata negata.
Fuoriuscito dal progetto della cooperativa lucchese, Buba Ceesay è stato quindi costretto a cercare altrove un luogo dove poter coltivare il suo sogno di vivere in Italia, lontano dalla costa viareggina e dalla Versilia. Ecco quindi che è arrivato a rivolgersi a don Biancalani, nel quartiere residenziale di Vicofaro a Pistoia. Che, come altri ragazzi che non rientrano nel progetto, l’ha accolto sotto la sua ala protettiva. Buba però ancora una volta si è trovato di fronte ad un muro: stavolta non quello burocratico e legislativo dei permessi, ma quello brutale di un atto intimidatorio e razzista. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
