Il Tirreno

Versilia

Eccessi di tutti i tipi davanti alla zona rossa presidiata da carabinieri e polizia municipale con centinaia di persone con lo smartphone in mano in attesa di capire cosa stava accadendo 

Chi rischia per filmare l’incendio e chi invece scappa per paura

L.B.
Chi rischia per filmare l’incendio e chi invece scappa per paura

LE REAZIONIIl ragazzino quasi cade scendendo di corsa dal suo scooter: attraversa l’Aurelia e poi comincia a “smanettare” con lo smartphone. Sul ciglio della strada respira a pieni polmoni il fumo...

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LE REAZIONI

Il ragazzino quasi cade scendendo di corsa dal suo scooter: attraversa l’Aurelia e poi comincia a “smanettare” con lo smartphone. Sul ciglio della strada respira a pieni polmoni il fumo sprigionato dall’incendio del capannone della ditta FerredilCerù, ma non se ne preoccupa. L’importante è il video social che da lì a qualche istante caricherà sul proprio profilo. Il ragazzino in questione è solo uno dei tanti “socialfobici” che intorno all’ora di pranzo di ieri hanno preso d’assalto la zona rossa presidiata da carabinieri e vigili: un’onda anomala e scriteriata che, incurante delle raccomandazioni, sempre più irate, delle forze dell’ordine, ha deciso di ergersi a protagonista nel riprendere con il telefonino quello che stava accadendo sotto gli occhi di centinaia di persone.

Ma mentre la maggioranza dei presenti si limitava a stazionare incuriosita a distanza di sicurezza, comunque intasando via della Gora uno dei cunicoli viari di accesso all’Aurelia, per poi allontanarsi dietro gli inviti sempre più pressanti dei carabinieri, un gruppo non così ristretto si è appunto dedicato a filmare, commentare, addentrandosi ben oltre il lecito. Un fare stupido e incomprensibile nella disperata ricerca di like e visualizzazioni oltre che motivo di ostacolo per chi, in quel momento, era chiamato a soccorrere e controllare.

Così come risulta altrettanto poco comprensibile il comportamento di chi, nonostante l’invito da parte dei residenti di zona di non avvicinarsi con l’auto all’area dell’incendio – prima che si decidesse per il blocco lungo la via Aurelia e dintorni – ha fatto il possibile per transitarvi davanti per poi lasciarsi andare a un “oh” di meraviglia fare retromarcia e tornarsene indietro. Incendio, quello di via Pontenuovo, che ha ovviamente innescato anche tutta una serie di paure in crescendo: la cautela raccomandata dal Comune anche via comunicazione telefonica ai cittadini – chiudere porte e finestre, disattivare i condizionatori d’aria, evitare di sostare in luogo aperto e così via – ha spinto non pochi, soprattutto famiglie, a prendere l’auto e a lasciare Pietrasanta e i suoi dintorni per trovare rifugio verso Massa e Viareggio. «Meglio non rischiare in attesa che ci dicano cosa stiamo respirando» è stato il commento di taluni mentre c’era chi, sempre sui social, rilanciava l’allarme, tutto ancora da verificare visti gli accertamenti in atto, di una nube tossica danzante sulle teste di migliaia di pietrasantini.

Nel frattempo l’operato degli amministratori di palazzo finisce sotto accusa. «Non capisco perché il comunicato del Comune di tenere le finestre e le porte chiuse sia arrivato dopo quasi un’ora dall’inizio dell’incendio con tanti cittadini che chiedevano cosa fare sui social. In sostanza la gente chiedeva come comportarsi, se dovevano scappare vista la situazione in atto. Detto questo la speranza – scrive Daniele Mazzoni capogruppo di Siamo Pietrasanta – è che non ci siano ricadute ambientali e conseguenze per le persone. Un pensiero di solidarietà va, ovviamente, anche alla proprietà». — L.B.

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