Sicurezza
«Spacciava per i clan» Ma lui nega: è falso
Quarantunenne arrestato per presunti legami con la camorra «Sono accuse ingiuste». Il giudice conferma il carcere
torre del lago
Lo hanno arrestato con l’accusa di far parte della camorra. Per la precisione di uno dei clan emergenti, capeggiato da Flavio Salzano. Che nel 2016, proprio per questa sua chiamiamola esuberanza, è stato ucciso a colpi di pistola in una brutale resa dei conti.
A finire un manette un 41enne domiciliato a Torre del Lago, Carmine Baroniello. Il cui ruolo, secondo la Direzione distrettuale Antimafia, sarebbe stato quello di smerciare la cocaina per conto dei boss. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri due settimane fa: il giudice Dario Gallo del tribunale di Napoli, da dove è partita la maxi-inchiesta che ha coinvolto anche Baroniello, ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato difensore Gabriele Parrini. Che adesso sta preparando una nuova documentazione a sostegno del proprio cliente.
Proprio Baroniello, dal carcere di San Giorgio a Lucca, ha respinto l’accusa di far parte della camorra. A lui, infatti, è stato contestato non solo il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche quello di associazione a delinquere di stampo camorristico. Non uno scherzo: rischia 10 anni di carcere. «Accuse ingiuste – sostiene il 41enne – io non c’entro con queste storie».
Secondo quanto sostenuto dall’Antimafia, Baroniello avrebbe contribuito alla realizzazione di un’impresa che nell’ambiente camorristico potrebbe essere definito epocale: creare una piazza di spaccio alternativa a Scampia, che con le sue Vele ritratte anche in “Gomorra” – libro e film – è diventata tristemente famosa anche fuori dalla Campania. La centrale alternativa dello spaccio di droga, creata dai clan definiti in qualche modo emergenti, si sarebbe trovata nel Comune napoletano di Volla. Dove era più spiccata l’egemonia di questi nuovi clan legati a Flavio Salzano, a Pasquale Matarazzo e alla famiglia Formicola.
A Volla, nel Parco Bolivar – un agglomerato di case popolari simile alle Vele – ci sarebbe stata la base di questi nuovi boss. La rete era organizzata in maniera che ogni cliente potesse contattare lo spacciatore tramite una specie di call center: un numero dedicato che col trasferimento di chiamata provvedeva a smistare le chiamate a ogni “operatore” sul territorio. Quest’ultimo si metteva in contatto con i clienti per lo scambio soldi-cocaina. Un business che deve aver dato non poco fastidio alla concorrenza. Nel 2016 Salzano è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per traffico di sostanze stupefacenti: lui per tutta risposta si è dato alla macchia, ma non è riuscito a sfuggire alla giustizia dei clan rivali. Che pochi mesi dopo lo hanno ucciso in un agguato. Cinque colpi di pistola esplosi a bruciapelo alla testa, per non lasciare spazio a dubbi.
L’inchiesta su questo sistema e sulla rete di vendita della droga ha portato l’Antimafia e i carabinieri a numerosi arresti, compreso quello del 41enne Baroniello. Che però sostiene di non aver nulla a che fare con il mondo di Gomorra. —
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