Toscana
Addio a don Marco, il prete degli ultimi che perse 12 familiari nell’eccidio di S. Anna
la storiaDon Marco Marchetti se ne va, saluta i suoi parrocchiani e vola in cielo. Si, perché uno come don Marco non può che andare là, nei cieli che con la sua opera ha cercato di portare in terra,...
la storia
Don Marco Marchetti se ne va, saluta i suoi parrocchiani e vola in cielo. Si, perché uno come don Marco non può che andare là, nei cieli che con la sua opera ha cercato di portare in terra, offrendo rifugio spirituale e materiale a generazioni di parrocchiani. La sua è stata un’opera silenziosa, ma profonda, e gioiosa nella sua missione di chi ha scelto di essere un punto di riferimento per la propria comunità.
IL PARROCO DEGLI ULTIMI
Don Marco aveva scelto gli ultimi come suoi fratelli, gli affamati, i bisognosi, coloro che trovavano porte chiuse a cui lui spalancava un portone. La storia di Don Marco si lega a doppio filo con quella della sua comunità di Valdicastello: dal 23 luglio 1961 era il pievano di Valdicastello: nel 2011, quando già non stava bene, fu fatta una grande festa per i 50 di sacerdozio in quella che era la sua comunità. Da anni si occupava della parrocchia di Sant’Anna di Stazzema, luogo simbolo della violenza cieca contro i civili, in cui il parroco aveva perso 12 familiari: poco avvezzo a tollerare le ingiustizie aveva assunto una posizione dura contro la giustizia tedesca che aveva insabbiato il processo contro i responsabili della strage già condannati dalla giustizia italiana: «In quella strage ho perso 12 familiari», aveva commentato don Marco: «Nella nostra comunità, regna un diffuso senso di sdegno per una sentenza che non fa giustizia». Nell’officiare le tante messe nella chiesa di Sant’Anna di Stazzema, alla pietà per le vittime, si associava sempre l’insoddisfazione per una giustizia terrena che era tardata ad arrivare. Era fatto così, insofferente all’ingiustizia e sensibile al richiamo degli ultimi, fin dai tempi della Fuci, la federazione universitaria degli studenti cattolici, molti dei quali erano cresciuti con lui e con i valori.
quei viaggi in bosnia
Tutti a Pietrasanta hanno un ricordo di e con Don Marco: gli alunni che lo ebbero professore all’Istituto d’Arte moltissimi anni or sono, altri ricordano le raccolte alimentari e dei vestiti per i più bisognosi, altri ancora ricordano quando in prima persona si metteva alla guida di un camion per guidare sino alla Bosnia e consegnare le raccolte alimentari dei suoi parrocchiani. Anche dopo la fine del conflitto nella ex Jugoslavia la raccolta era continuata ed ancora oggi i suoi parrocchiani continuano nelle raccolte alimentari e di vestiario a favore dei più poveri, perché qualcuno che ha bisogno c’è sempre.
Credeva in una Chiesa gioiosa e non austera, propenso com’era sempre allo scherzo, ma profondamente capace di ascolto e anche di una sola parola. La sua grande passione erano la Fiorentina e la Nazionale di calcio e non mancava mai una scampanata per celebrare le vittorie. Ma erano sopratutto le persone con la sua umanità capace come nessuna di calamitare altra umanità attorno a sé, con un legame privilegiato con i giovani del catechismo, comunicando una Chiesa che ha dei fondamenti, ma che sa essere molto umana, vicina al bisogno, agli affamati, ai senza tetto. Per questo la sua comunità lo amava e lo aiutava, grazie a quella forza dell’esempio che supera qualsiasi altra parola che rischia di apparire lontana.
Il suo amore si estendeva a tutto il creato, alle persone, come agli animali che da oltre trent’anni erano protagonisti di una benedizione a loro dedicata: prima qualche cavallo e da alcuni anni centinaia e centinaia di cavalli, cani, gatti, papere, conigli e tartarughe di fronte alla Pieve di Valdicastello, perché nessuno rimanesse escluso. Il prossimo anno sarà la quarantesima edizione, e senza Don Marco sarà una edizione più triste per tutte creature di Dio che meritavano la stessa cornice in cui avevano sposato tanti Vip, dalla figlia di Marcello Lippi a quella di Massimo Moratti, solo per dirne alcuni.
Se ne va un pezzo del paese di Valdicastello, della sua forza: un sacerdote tra la gente e per la gente senza distinzioni di ceto o etnia, che ha portato avanti la sua missione pastorale sia con le parole ma soprattutto con l’esempio personale attraverso innumerevoli iniziative non solo a favore di tutte le persone bisognose di aiuto. Una Chiesa viva, fatta di uomini e donne e di una spiritualità calata nel reale e tradotta in azioni. Questo l’esempio che lascia Don Marco a tutti coloro che lo hanno conosciuto.
La funzione sarà celebrata oggi alle 16 alla Pieve di Valdicastello con la partecipazione del vescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto e dei parroci della Versilia. —
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