Il Tirreno

Versilia

il caso palazzo quartieri 

Il Comune querela Luca Caprai: accuse infondate, ci ha diffamati

Melania Carnevali
Il Comune querela Luca Caprai: accuse infondate, ci ha diffamati

L’imprenditore umbro aveva incolpato l’amministrazione di falso in bilancio per non aver accantonato la cifra da lui richiesta come risarcimento danni

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Il Comune di Forte dei Marmi querela l’imprenditore umbro Luca Caprai per diffamazione. È il capitolo X di una storia di accuse e carte bollate iniziata nel 2015 e mai finita, dove adesso i ruoli si invertono: non è più l’imprenditore ad additare l’amministrazione comunale, ma è l’amministrazione a portare il primo in tribunale. L’ideatore dei braccialetti in macramè di Cruciani – attraverso la stampa – ha infatti accusato il Comune di falso in bilancio per non aver accantonato la somma da lui richiesta come risarcimento per la vicenda di palazzo Quartieri, ossia 4 milioni di euro. «Tali accuse sono totalmente infondate, in fatto e in diritto, e siano lesive dell’onore e prestigio dell’amministrazione comunale – si legge nell’atto con cui il Comune incarica il legale per la querela – provocando danno all’immagine e discredito nei confronti della cittadinanza».



Tutto inizia tre anni fa, quando Caprai e Comune stipulano un contratto con cui l’imprenditore si impegna a restaurare il palazzo (al primo piano sarebbe stata trasferita la biblioteca comunale), e in cambio avrebbe potuto aprire al piano terra la sua boutique per lanciare il nuovo brand di felpe (Semiramide), pagando un affitto annuale di circa 200 mila euro. L’operazione, però, poi, si arena per il ritardo con cui il Comune ha richiesto il parere della Sovrintendenza sulla nuova destinazione dello storico edificio. E, Caprai, nel frattempo, inizia i lavori per aprire un altro negozio in via Carducci, che poi inaugurerà il 16 luglio ma chiuderà poco dopo («non posso più lavorare con il Forte e la sua burocrazia», disse all’epoca). Succede però che il Comune, prima dichiara nullo il contratto (proprio perché manca il parere della Soprintendenza), poi, con già pronta una bozza di risoluzione, scopre che non è così e che il contratto è ancora valido. Quindi intima Caprai di realizzare i lavori. Ma l’imprenditore non ha più intenzione di realizzare il progetto.



Luca Caprai inizia ad alzare il tiro e a chiedere tutto: oltre quattro milioni di euro per il materiale comprato e mai venduto, per i profitti mancati, la pubblicità di un negozio mai esistito, le spese per l’assistenza tecnica, quelle per il bando, per l’acquisto di un ramo di azienda che gli avrebbe permesso lo svolgimento dell’attività, e gli arredi, l’apertura di un nuovo negozio, le imposte sul contratto di locazione. È la maxi richiesta di risarcimento danni che ha presentato al tribunale di Lucca. Secondo Caprai il Comune – in attesa della risposta del giudice – avrebbe dovuto accantonare quella cifra (non la pensa così l’avvocatura del Comune). Per questo ha accusato l’amministrazione (sia quella attuale sia quella passata) di falso in bilancio. Ma il Comune, questa volta, ha deciso di farsi sentire. Con una querela, appunto, per diffamazione. —



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