Il Tirreno

Versilia

il reportage 

Nel cuore bianco dell’Altissimo dove nascono le opere di Henraux

Tiziano Baldi Galleni
Nel cuore bianco dell’Altissimo dove nascono le opere di Henraux

Viaggio nelle cave dei marmi utilizzati per le sculture premiate dall’azienda Il direttore: il primo vero artista è l’operaio che crea il blocco perfetto

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«I cavatori camminano anche su quella passerella sospesa nel vuoto?» , domanda una giornalista. «Adesso non più, ma quando il piano di cava era lassù, sì. Vogue ci ha perfino fatto sfilare delle modelle per un servizio fotografico». Franco Pierotti, direttore della cava del monte Altissimo fin dal 1962, ricorda ogni dettaglio. Ogni artista, come Henry Moore, che ha visitato le Cervaiole.

Qui ci sono gli stessi materiali – statuario e arabescato – estratti per realizzare le opere dei tre artisti finalisti del Premio Henraux 2018. Per raggiungere il complesso di cave dell’Altissimo chiamate Cervaiole bisogna attraversare Stazzema e sfiorare un bel pezzo dell’area protetta del Parco delle Alpi Apuane. Prima il paesaggio nel verde, i boschi di faggio, la strada in salita, per poi ritrovarsi davanti a una piccola città bianca. Sembrano le facciate di grattacieli.

Mentre Franco Pierotti racconta, iniziando dall’arrivo di Michelangelo Buonarroti a Seravezza, i colpi di martello sono forti. Passano le pale meccaniche che spostano blocchi pensati tonnellate. Si muovono su percorsi stretti, precisi. Ogni piano di cava è a sbalzo sull’altro. «Il primo vero artista è il cavatore», prosegue Pierotti. Ci sono due idee di massima: il monte è una scultura, ogni angolo è da fotografare e testimonia il lavoro complesso dei cavatori. Due: il blocco è la prima forma di scultura. In realtà Henraux – che tutt’oggi esporta l’85% di prodotti, come ha spiegato l’amministratore delegato Paolo Carli, ha messo la firma su tante opere architettoniche nel mondo. L’ultima: la ristrutturazione dell’Apple Store sulla Fifth Avene negli Usa. Più recentemente i marmi per le moschee della Mecca, Medina, e Abu Dhabi, il grattacelo della sede della Exxon Mobile a Houston. Sono le conquiste più recenti. Ma i marmi di Seravezza segnano la storia di opere significative anche già dal passato. Ad esempio quelli presenti sull’ingresso della chiesa Santa Maria del Fiore a Firenze. I marmi di alcuni ponti sull’Arno. La Stazione di Città del Vaticano, e il Kennedy Center a Washington.

Henraux è nata nel 1821 proprio con l’intento di riaprire le cave dell’alta Versilia. Anche lì dove aveva lasciato il segno per appena pochi anni il maestro Buonarroti. Dalle Cervaiole, se si guarda in basso si scorge cava Trambiserra. È una delle uniche a non essere di proprietà Henraux: quasi tutti i bacini di marmo di Seravezza lo sono. È quella che più di tutte ha un legame con Michelangelo, perché fu aperta con la sua presenza. Oggi Henraux dà lavoro direttamente a circa 140 persone, oltre l’indotto. E nel 2016 ha fatturato circa 45 milioni di euro. E continua ad esportare semilavorati e prodotti finiti di marmo delle Apuane in tutti i paesi. —



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