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Fa 700 chilometri in bici attraverso le Alpi per andare a trovare il figlio in Croazia

Simone Pierotti
Fa 700 chilometri in bici attraverso le Alpi per andare a trovare il figlio in Croazia

Il viaggio di Enrico Albertini fino a Zagabria

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VIAREGGIO. Quasi 700 chilometri dividono Viareggio da Zagabria. E per andare a trovare il figlio, trasferitosi nella capitale della Croazia per completare la tesi del suo dottorato di ricerca, il viareggino Enrico Albertini ha scelto nelle scorse settimane la strada più lunga e faticosa, ma anche la più affascinante: nei Balcani, lui, ci è arrivato in bicicletta.

Conosciuto in città per aver organizzato fino a pochi anni fa il meeting di nuoto giovanile di Carnevale, Albertini ha così inforcato la sua Bianchi: “armato” di casco, pettorina e zaino, in una settimana ha raggiunto il figlio Alessandro, dormendo ogni sera in un posto diverso.

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«Il primo giorno sono salito sull’Appennino e arrivato a Porretta Terme – racconta Albertini – poi sono passato da Marzabotto, perché è importante non dimenticare cosa è successo lì durante la Resistenza, e ho proseguito per Sasso Marconi e Ferrara. Ho toccato diversi fiumi che ci facevano imparare a scuola durante le lezioni di geografia, come il Piave o l’Isonzo, e poi sono arrivato a Trieste: anche qui sono transitato da un posto davvero particolare e toccante, quello dove si trovano le foibe tristemente famose per gli eccidi degli anni Quaranta».

In men che non si dica Albertini è arrivato al confine sloveno «e da lì ho raggiunto quello croato: mentre ero a Rijeka mi ha telefonato Alessandro. «Sei già lì?», mi fa. «Allora posa la bici e prendi il treno». Macché: sono andato avanti per la mia strada e ho attraversato le Alpi Dinariche: sono passato in mezzo ai boschi, trovando qualche casa ogni 30 o 40 chilometri, ma non ho mai avuto paura. Anzi: è stato piacevole e mi sono imbattuto in persone davvero gentili che mi hanno dato dei consigli utilissimi». L’ultima tappa, circa 150 chilometri quasi interamente in discesa, è stata una passeggiata: «Tutto è filato liscio e, ironia della sorte, ho bucato una gomma solamente a poche centinaia di metri dalla cattedrale di Zagabria, dove avevo appuntamento con Alessandro: per fortuna lungo il tragitto non ho avuto altri intoppi».

Una bella pedalata (eufemismo) che non è stata però frutto di una scommessa persa: «Assolutamente no: ho sempre avuto la passione per la bici, tant’è che ho percorso la costa italiana da Ventimiglia a Reggio Calabria per tre volte. Quando andai a trovare Alessandro qualche mese fa dissi a lui e alle persone che ha conosciuto che sarei tornato in bici. Anche se sono di un posto di mare come Viareggio non faccio promesse da marinaio, ho aggiunto». E così è stato: Questo viaggio in solitudine è stata un’occasione per riappropriarmi di una percezione diversa dello spazio e del tempo, di riassaporare colori e odori riscoprendo il piacere per la lentezza. La lettura è stata un’ottima compagna di viaggio: Meglio avere nello zaino una maglia in meno ma un libro in più, quando mi fermavo la sera sentivo proprio il bisogno di leggere».

E al ritorno? «Sono ritornato in autobus fino a Firenze – dice – la bici non andrà comunque in pensione: mi manca la costa orientale dell’Italia, che in parte ho toccato in questo viaggio, ma la voglio fare tutta. Non ho fretta e non ho tempi da rispettare: per compiere certe imprese serve un po’ di leggerezza, altro che spirito agonistico». —

SIMONE PIEROTTI

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