Il Tirreno

Versilia

turismo: si cambia ancora 

Il ritorno dei voucher vale un milione di euro

Matteo Tuccini
Il ritorno dei voucher vale un milione di euro

Le imprese: averli eliminati ha aumentato il lavoro nero, ok l’idea di recuperarli Ma la Cgil attacca: è solo una scusa, chi sta nell’illegalità lo fa per scelta precisa

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viareggio

Il ritorno dei voucher, o buoni lavoro, nel turismo potrebbe valere circa un milione di euro in Versilia. Tanti sono i soldi che nel 2016, ultimo anno in cui i voucher erano in vigore, sono stati pagati con questa modalità da hotel, bagni e ristoranti ai lavoratori. Ma l’idea del Governo di reintrodurli – anche se il ministro del Lavoro Luigi Di Maio non è stato chiarissimo in proposito – divide imprese e sindacati. Con le prime favorevoli al ritorno, mentre i secondi sono sul piede di guerra avendoli sempre contestati.



Nel 2016 in provincia di Lucca sono stati acquistati dalle imprese 210.235 buoni lavoro: oltre la metà hanno riguardato la Versilia. Significa più di 100.000 buoni comprati. E quindi oltre un milione di euro pagati per prestazioni lavorative, visto che la stragrande maggioranza dei voucher era da 10 euro all’ora: 7,5 andavano al lavoratore, 2,5 a Inps e Inail per contributi pensionistici e copertura assicurativa. Cifre notevoli, decisamente in aumento rispetto al 2015. Ma l’anno successivo i voucher sono stati aboliti. Venendo sostituiti soprattutto dai contratti a chiamata, che sono più che raddoppiati dal 2016 al 2017: da 2.207 si è passati a 5.345. Anche i contratti a tempo determinato sono aumentati: dai 19.693 del 2016 si è passati ai 24.377 del 2017. Stiamo parlando di una crescita del 24%, rispetto a una crescita di quasi il 150% com’è avvenuto per i contratti a chiamata. Sono diminuite, invece, le assunzioni a tempo indeterminato. A conferma di un lavoro sempre più precario. Più o meno stabili le altre forme contrattuali.



I voucher vengono ritenuti dalle imprese «uno strumento fondamentale per un certo tipo di lavoratore, come il giovane che ha bisogno di fare esperienza – afferma Piero Bertolani, presidente di Confcommercio – Oppure il cameriere di cui hai bisogno per qualche ora nel weekend». Persone che, sostengono le associazioni di categoria, con l’addio dei voucher possono essere finite nel gorgo dell’abusivismo. «Senza voucher le imprese hanno avuto due opzioni – afferma Valentina Cesaretti, direttrice di Confesercenti – Fare un contratto a chiamata o il nero. I tanti contratti a chiamata stipulati in più lo dimostrano. Ma purtroppo c’è chi ha scelto l’illegalità. Un fenomeno che l’addio ai voucher non ha affatto ridotto, anzi direi che lo ha incrementato. Senza contare l’aumento delle cause di lavoro».



Ma i sindacati non ci stanno. «Il voucher non è una risposta contro il lavoro nero – afferma Sabina Bigazzi della Filcams Cgil – Pubblici esercizi, stabilimenti balneari, il piccolo commercio, l’agricoltura: chi utilizza il nero lo fa strutturalmente e non perché non può utilizzare i voucher. Pensiamo solo al fatto che il voucher costa di più del nero, di più di quelle paghe da 3 o 4 euro l’ora che prendono gli operai agricoli, ad esempio. Ecco quindi che il datore di lavoro continuerà ad utilizzare lavoratori in maniera illegale». —



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