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Migrante disperata in ospedale «Mi hanno portato via il figlio»

Cesare Bonifazi
Migrante disperata in ospedale «Mi hanno portato via il figlio»

Faith ha diciannove anni e ha pagato l’ignoranza delle regole sull’accoglienza È andata via da un centro in Sicilia per raggiungere il padre del suo neonato

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VIAREGGIO. Un passo dopo l’altro ha attraversato il deserto del Sahara dalla Nigeria per arrivare in Libia, da lì con il barcone è approdata in Sicilia a marzo dell’anno scorso. Aveva un’unica idea in mente: voleva una vita migliore per lei e per il figlioletto. Ma l’incubo più grande l’ha trovato una volta arrivata in Italia.

Faith ha 19 anni e lo sguardo di chi è dovuta crescere troppo in fretta. Al suo dramma di migrante si aggiunge quello di donna e di madre di aver perso da oltre una settimana la custodia del figlio: non sa dov’è, né come sta. Dalla sua camera d’ospedale, dove è stata ricoverata alcuni giorni dopo un malore dovuto alla perdita del figlio, continua a ripetere in lacrime «Non dovrei essere qui, fatemi uscire e ridatemi mio figlio».

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Accanto a lei c’è quello che si è identificato come il padre del piccolo di 18 mesi che adesso è affidato ai servizi sociali. Faith sta scontando il pesante prezzo dell’ “ignoranza della legge”. Nessuno le ha spiegato come funziona il sistema e lei pensava di poter essere libera.

«Quando sono arrivata in Italia - racconta tra i singhiozzi di un inglese dal marcato accento africano - sono stata messa in un campo di accoglienza in Sicilia. Mio marito è arrivato quattro mesi dopo, ad agosto, ed è finito in Toscana. Ho deciso quindi di raggiungerlo».

Quello che però non sapeva è che allontanandosi da lì usciva dal sistema italiano dell’accoglienza, perdendo de facto lo status di richiedente asilo. Faith è comunque riuscita, attraverso mille vicissitudini, ad arrivare a Lucca alla Croce Rossa. Qui è stata presa in carico dai servizi sociali ma la sua situazione, per numerosi motivi personali e burocratici era molto complicata tanto da richiedere anche l’intervento del tribunale dei Minori: per rimanere insieme al figlio era necessario che entrasse in una struttura in Versilia. Un suo rifiuto sarebbe costato la custodia del piccolo. Ma lei racconta che di questo particolare era completamente all’oscuro.

«Ero a Lucca - racconta Faith - un giorno gli operatori sono venuti a dirmi che dovevo essere trasferita. Nessun perché. Mi hanno spiegato che era una struttura vicina e che lì sarei potuta stare con il mio bambino. Lì sarei stata al sicuro, mi dicevano. Non appena sono arrivata lì mi sono resa conto che era una specie di galera, non certamente un posto in cui si può far crescere un bambino. Mi sono rifiutata di andare e ho chiesto di tornare a Lucca ma mi hanno portato via il bambino».

In Versilia Faith non c’è stata che poche ore. La ragazza continua a singhiozzare mentre continua nel racconto: «Nessuno si è preso la briga di spiegarmi perché è successo tutto questo. Non ho visto avvocati, non c’è stato un operatore che mi abbia spiegato come funziona il sistema - racconta - quello che so è che mi hanno tolto il mio bambino e io non so dove sia. Adesso voglio soltanto ritornare ad abbracciarlo».

Faith è stata dimessa ieri dal Versilia e affidata alla persona che si è identificata come il padre del bimbo e che dice di essere ospitato tra Forte dei Marmi e Seravezza.


 

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