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Quel piccolo angolo di Oriente sulle rive del Massaciuccoli - Video
L’incanto della fioritura del loto e l’installazione della pagoda sono meta di turisti in cerca di novità
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MASSAROSA. Uno spicchio di lontano oriente del luogo più insolito della Versilia: se ti ci imbatti per caso resti senza respiro. Uno spettacolo unico quella immensa distesa di grandi foglie verdi punteggiata da centinaia di grandi fiori rosa, viola e bianchi. Ma il problema è che per caso non ti ci imbatti, anzi devi andarli a cercare nonostante quella di Massarosa, nascosta tra la via Sarzanese e la ferrovia, sia una delle più grandi coltivazioni di fiori di loto di tutta Europa.
Uno spettacolo celato
Un’eccellenza che chi visita la Versilia (per non parlare di chi ci vive) dovrebbe andare a vedere almeno una volta, specie in questi giorni che la fioritura è al suo culmine. E difatti di persone che vengono apposta per ammirare i vellutati petali del loto ce ne sono eccome. Chi è di Massarosa ed è appassionato di fotografia non si lascia certo scappare l’occasione di fare qualche scatto. E poi ci sono gli stranieri, come Erik, danese, che incontriamo lungo la pista ciclabile "Fiore di Loto" assieme alla sua famiglia, tutti in bicicletta.
«Abbiamo letto di questo posto su una rivista online - ci spiega - e lo siamo venuti a cercare. Consigliavano di utilizzare la bici. Da noi questo tipo di fiore non si trova molto spesso».
Ma tranne residenti e stranieri, tanti versiliesi e toscani ignorano la sua esistenza.
La piantagione
La famiglia Lazzotti è titolare della coltivazione di loto da oltre mezzo secolo, un esperimento nato dalla riconversione dell’ultima risaia di Massarosa. In realtà, accanto ai fiori di loto, ci sono anche giacinti d’acqua, papiri, insalate d’acqua; ma è ovviamente l’immensa inflorescenza del loto, che sorge dove qualche mese prima c’era solo fango e acqua stagnante, a destare attenzione e stupore. L’azienda ha un’estensione di circa 70 mila metri quadri, che la piazza nella pole delle piantagioni europee. I fiori hanno numerosi impieghi: vengono venduti al mercato dei fiori recisi o ad aziende di cosmesi e medicina. I petali, se essiccati sono un rimedio naturale contro la degenerazione cellulare; i semi invece hanno qualità distensive e rilassanti.
La storia
Il loto - fiore sacro ai buddisti - ha un lungo rapporto con Massarosa ed ha trovato un habitat ideale in quella zona, denominata la Cagliana, tra il capoluogo e il paese di Bozzano, poco distante dal Massaciuccoli. Il Loto, in Italia, venne introdotto infatti per la prima volta proprio in Toscana, agli inizi del 1660, e attorno al 1800 il professor Biagio Longo lo immise nella tenuta di Coltano, vicino Pisa. Successivamente, grazie alla famiglia nobile degli Spada, i fiori di loto furono portati anche nelle paludi di Massaciuccoli e su territorio di Massarosa. Una tradizione che senza sosta è stata portata fino ad oggi. Il mercato odierno dei fiori e dei fiori di loto in particolare non gode del massimo splendore. Nonostante questo la piantagione resiste, immutabile negli anni, un po’ come la filosofia buddista che nel loto ha trovato un suo significato profondo: rappresenta l’elevazione spirituale dell’uomo che, come il fiore che si eleva dallo stagno rimanendo pulito, può superare le difficoltà con la meditazione e la crescita interiore.
La pagoda
Non è solo il fiore di loto a dare un tocco di Oriente a questo angolo di Versilia. Poco distante dalla coltivazione sorge una pagoda buddista, costruita su una zattera in mezzo ad un piccolo stagno. Si tratta di una installazione artistica del Podere LovOlio, vecchio casolare acquistato e ristrutturato dalla Fondazione Pomara Scibetta Arte Bellezza Cultura. Il Podere ospita dal 2010 installazioni ed opere d’arte. E di recente ha fatto la sua comparsa la Pagoda Buddista che, coi suoi suggestivi riflessi nell’acqua immobile su cui è adagiata, ha catturato l’attenzione di tanti appassionati di fotografia.
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