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Banchina commerciale, la Capitaneria segue il caso dei materiali

DONATELLA FRANCESCONI
Banchina commerciale, la Capitaneria segue il caso dei materiali

VIAREGGIO. «Quel materiale non è stato affondato»: sono le parole del comandante della Capitaneria di porto, Giovanni Calvelli, in relazione al fermo del materiale operato dal direttore dei lavori...

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VIAREGGIO. «Quel materiale non è stato affondato»: sono le parole del comandante della Capitaneria di porto, Giovanni Calvelli, in relazione al fermo del materiale operato dal direttore dei lavori per la realizzazione della nuova banchina commerciale, opera per la quale la Regione Toscana ha stanziato 2,6 milioni. Fermo dei lavori confermato al “Tirreno” in questi giorni dal segretario dell’Autorità portuale regionale, Fabrizio Morelli.

«Adesso - spiega il comandante Calvelli - si tratta di capire che materiale sia». Per avere delle certezze sono necessari «campionamenti ed analisi Arpat». Al momento, aggiunge l’ufficiale, «si può solo dire che si tratta di materiale proveniente da una cava di marmo».

Insomma, la Capitaneria sta seguendo il caso per quelle che sono le proprie competenze. Così da arrivare ad individuare se lo stesso materiale possa essere ritenuto marmettola e, dunque, se la presenza nella zona possa avere causato problemi di inquinamento. Ipotesi smentita dallo stesso Morelli.

Il fatto che - come dichiarato da Calvelli - il materiale non sia mai stato affondato, significherebbe che non si corrono neppure rischi per la stabilità dell’opera da completare prima con l’arrivo ed il posizionamento dei blocchi ciclopici e poi con la costruzione della banchina vera e propria.

Non è chiaro, al momento, che cosa ne sarà dei mucchi di scarti di cava che al momento si trovano in parte sul pontone utilizzato dalla azienda che realizza l’intervento, ed in parte nell’area del Triangolino più prossima al mare.

Certo è che - come dichiara Morelli - «il materiale è stato fermato non perché sia inquinante, ma perché ritenuto non idoneo a costituire la fondazione della banchina». Non idoneo, continua Morelli, dal punto di vista della «granulometria».

Nel progetto esecutivo approvato dalla Autorità portuale, per questa parte dei lavori è richiesto l’impiego di «pietrame del peso singolo da 5 a 50 chilogrammi e di spessore pari a 90 centimetri». Anche ad occhio nudo, andando nella zona, appare chiaro che non si tratta del materiale con dimensioni come da indicazioni progettuali. —

DONATELLA FRANCESCONI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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