Il Tirreno

Versilia

ma solo dopo l’estate 

Parcheggiati per ore in pronto soccorso L’Asl dà 10 posti letto in più al Versilia

Matteo Tuccini

La direttrice generale De Lauretis: «Attese troppo lunghe per i ricoveri, aumenteremo la capacità della medicina generale»

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viareggio

Un paziente su 10 che arriva al pronto soccorso dell’ospedale Versilia e che ha bisogno di essere ricoverato aspetta più di otto ore prima di avere un posto letto. Ma a volte resta parcheggiato anche un giorno, un giorno e mezzo. Un disservizio che, negli ultimi 10 anni, non è mai cessato e anzi è andato a peggiorare. Perché gli accessi al pronto soccorso aumentano regolarmente: quasi tremila in più nel 2017, rispetto al 2016. Mentre i posti letto restano più o meno gli stessi, intorno a 430.



È un vecchio tallone d’Achille che la direttrice generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis, ieri in visita all’ospedale Versilia, ammette senza troppi giri di parole: «Il pronto soccorso non ha colpe, perché i ricoveri prescritti dai medici sono legittimi e non notiamo eccessi in questo senso. Abbiamo deciso di intervenire – prosegue – con un piano che aumenterà la dotazione dei posti letto dell’ospedale Versilia, in particolare della medicina generale (che è il reparto dove arrivano il maggior numero di pazienti dal pronto soccorso, ndr), di una decina di unità». Ma il piano non partirà prima di settembre, «perché alcuni posti letto saranno recuperati dalle specialistiche». Il che significa che qualche reparto dovrà cedere uno o due letti alla medicina, oggi dotata di 42 posti. La nuova mappa, insomma, passerà dalle rinunce di qualche primario.



Non ci sono novità clamorose, invece, dal punto di vista dei rinforzi che i sindacati continuano a chiedere. «La maglie sono strette – dice la dg – quello che posso promettere è che manterremo gli organici a fronte delle uscite di personale». Già previsto l’arrivo di 12 infermieri assunti con l’ultimo concorso, che stanno entrando in servizio in questi giorni. Verrà assunto anche un neuropsichiatra infantile «per rimediare a una lacuna grave – afferma la De Lauretis – e cioè il mancato sostegno per le persone autistiche, che non hanno un centro diurno. E questo non va bene». Altro problema: i radiologi. «Ne abbiamo già presi, aumentando così il numero di esami garantiti dalla radiodiagnostica: nel 2017 sono stati 4.313 in più. Questo ha migliorato le performance nelle liste d’attesa. Ma i radiologi sono difficili da trovare. Per rimediare ci sarà la collaborazione con i radiologi di Massa per far lavorare di più la seconda risonanza magnetica, quella più vecchia. Riservandola agli esami della colonna».



La risonanza magnetica più vecchia è, in realtà, soltanto uno degli apparecchi che lamentano un utilizzo scarso, o comunque inferiore al previsto. Su tutti c’è la questione dell’angiografo, macchinario costosissimo (fu comprato con una spesa di oltre un milione di euro) per angioplastiche e cura dei vasi sanguigni. E che ad oggi lavora solo una volta a settimana. «È come una Ferrari che ogni tanto portiamo dietro l’angolo», la battuta di un medico a tal proposito. «Il fatto è – spiega la De Lauretis – che abbiamo due angiografi vicini, uno al “Versilia” e uno a Massa, ma non è che le angioplastiche siano aumentate: perciò bisogna capire cosa fare e dove smistare i pazienti versiliesi». Al momento l’angiografo viene usato per la radiologia interventistica, come ad esempio gli interventi sui sanguinamenti degli organi o quelli per rimettere a posto i vasi sanguigni degli arti inferiori. Di più non è previsto, al momento. A meno che non ci sia un ulteriore supporto da Massa. Altro apparecchio su cui è nato un giallo è il neuroscopio, acquistato in passato per la diagnosi della sindrome di Rett. E oggi fermo, o quasi, perché nessuno in ospedale sa come utilizzarlo. «Non conosco questa vicenda – ammette la dg – ma bisogna chiedersi perché al “Versilia” non ci sia più un professionista in grado di lavorarci: chi lo sapeva manovrare avrebbe dovuto insegnarlo ai colleghi». —



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