Il Tirreno

Versilia

I versiliesi di Benzio: «Gente che fa sogni e qualche volta riesce a realizzarli»

Matteo Tuccini
Il giornalista Corrado Benzio
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Il giornalista Corrado Benzio

Il giornalista racconta in un libro in vendita insieme al Tirreno oltre 500 personaggi della sua terra. «Siamo visionari e provinciali, ma ci sappiamo anche fare»

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VIAREGGIO. Li conosce tutti. Con molti ci ha parlato spesso e con qualcuno ci avrà litigato, qualche volta. Perché Corrado Benzio, giornalista viareggino con origini piemontesi che vive a Pietrasanta, è uno di loro: un versiliese, o meglio un viareggino-versiliese (le due cose sono da sempre distinte). E si sa che tra simili si discute. Anche per troppo amore. Un gesto d’affetto è, di sicuro, il suo dizionario atipico che racconta oltre 500 personaggi della Versilia e che da sabato 7 luglio è in vendita insieme al Tirreno. Personaggi che non sono in cerca di autore, perché le loro vite sono già da romanzo: hanno raccolto successi professionali, durati un attimo o anni, vissuto imprese straordinarie e anche tragedie personali. Che li hanno resi noti oltre i confini storici tra Torre del Lago, il monte Quiesa e il Cinquale. In quella piccola nazione che molti di loro fanno fatica a lasciare, rinunciando anche a sbocciare definitivamente. «Perché qui si sta troppo bene», spiega Benzio, ex vicecaporedattore del “Tirreno”, con la semplicità del cronista. Che non è mai banalità.

Corrado Benzio, chi sono i viareggini e i versiliesi?

«Gente che sogna e che qualche volta riesce a realizzare questi sogni. Siamo visionari e provinciali: non vogliamo andarcene e torniamo sempre qui. Ma con i piedi per terra più di quanto non si pensi. Alla fine le cose le facciamo».

Nel libro ci sono i nomi e le vite di 500 personaggi. Chi sono?

«Volti celebri dello spettacolo come Mina e Stefania Sandrelli, ma anche sportivi e professionisti. Avvocati, medici, ingegneri, architetti. E giornalisti, ovvio. Con alcuni ho lavorato fianco a fianco al “Tirreno”. Come Roberto Bernabò (già storico caposervizio di Viareggio e poi direttore del “Tirreno”, ndr) che ha avuto l’idea del libro. Ma anche Aronne Angelici e Luciano Meccheri. E poi tanti colleghi che sono diventati inviati e reporter. I politici, invece, sono pochissimi».

Quali sono le caratteristiche del dizionario?

«Le biografie sono brevi, tutte di persone che sono qui e ora. Non c’è, ad esempio, Sergio Bernardini, grande personaggio della Versilia ruggente, scomparso da anni. Ma c’è il nipote Marco Bernardini, anche lui giornalista. Attraverso questi nomi e le loro storie ricordiamo il passato».

Senza nostalgia, però. Altrimenti si torna al “Be mi’tempi”, classico intercalare viareggino che il Benzio giornalista ha sempre detestato.

«Niente nostalgia. L’unico rammarico è che ci sono pochi giovani: qualcuno, forse troppo inebriato dal successo, si è anche rifiutato di finire nel libro. Ma lo sguardo è rivolto sempre avanti. Sono contento del fatto che ci sono oltre 100 donne citate. Donne di successo, come l’albergatrice Maria Bracciotti».

Non si può dire qual è il personaggio più importante, per non far torto a nessuno. Qual è il più sottovalutato?

«Pietro Paolo Tognetti, mister Ipersoap. Nel 1978 aprì il primo negozio a Querceta, oggi ne ha 260 in tutta Italia. Quarant’anni di carriera brillante che non sempre in Versilia vengono pesati».

Gli imprenditori non sembrano mai troppo apprezzati quando hanno successo. Anzi, non sono apprezzati proprio per quello.

«Quando sento parlare di aziende da difendere ricordo che ci sono famiglie come i Vaiani che danno lavoro a 180 persone. Questi ristoratori, come Michele Marcucci, Filippo Di Bartola e tanti altri citati nel libro, sono da proteggere».

Il personaggio con la storia più originale?

«Potrei dire Maria Ida Paolotti, che a 75 anni si è trasferita in Burkina Faso per stare con gli ultimi della Terra. Oppure l’avvocato John Gattai, che ha curato molti divorzi celebri. Tra cui quelli di Sandra Milo e Delia Scala».

L’eroe per un giorno?

«Il tennista Davide Bramanti: nel 1997 ha sconfitto Roger Federer a Firenze».

Non c’è Benzio senza aneddoti e curiosità.

«Lo storico commerciante della Passeggiata di Viareggio Corrado Fontana mi ha rivelato che il disco più venduto in 60 anni di carriera non c’entra niente con l’immagine tradizionale della Versilia: è “La febbre del sabato sera”. Guido Lombardi del ristorante “Da Giorgio” mi ha raccontato di quando servì Susanna Agnelli, anche se il primo a entrare nel locale fu l’autista che chiese se c’era posto. Graziano Giannessi, balneare al Nettuno, se ne stava bello tranquillo negli Usa a dirigere un’azienda di marmo quando il padre lo richiamò. E poi c’è la storia d’amore tra Carlo Fappani, per anni titolare della pasticceria sulla Passeggiata viareggina, con Nives Zegna, miss Italia 1956».

La frase del libro che ti è piaciuto di più scrivere?

«Quella di Stefania Sandrelli: “Ho fatto l’attrice perché a Viareggio c’erano più cinema che chiese”».

E tu perché hai fatto il giornalista?

«Perché sono curioso». —


 

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