Il Tirreno

Versilia

la cittÁ che non va 

Cumuli di rifiuti tra gli scogli del Molo «Che brutta cartolina»

Gabriele Noli

Lattine, bicchieri di plastica, scatolette di latta e tanta carta uno dei luoghi più belli della città trattato come pattumiera

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«Ce n’è di sudicio qui eh», esclama con sdegno malcelato il pescatore al tramonto mentre confida che qualche preda abbocchi all’amo. Gli altri arrivano in fondo al Molo, a piedi o in bici, canna in spalla. Ormai ai cumuli di rifiuti sparsi tra gli scogli non ci fanno più caso, tanto sono abituati a quel deprimente “spettacolo” di fronte al quale le plurime odi alla bellezza stonano. Perché a estate iniziata uno degli angoli più iconici di Viareggio si presenta in condizioni inadeguate. E basta camminare in prossimità dei muretti per rendersene conto. I fragili ed evanescenti denti di leone – quelli che, per intendersi, quando ci si soffia sopra i semi volano via – sembrano invisibili in un contesto nel quale il degrado imperversa, tra erbacce e sporcizia di ogni genere: piatti di carta con vistose tracce di unto, bottiglie di plastica e di vetro (diverse delle quali rotte), lattine di birra e bevande energetiche, bicchierini da caffè, vaschette utilizzate per il fritto misto, brick di thè e vino, vasetti di yogurt, coppette di gelato, scatolette di tonno.

Le persone scelgono di godersi il pranzo, la merenda o la cena in un posto meraviglioso con invidiabile vista mare, poi però anziché portar via i residui del pasto, li abbandonano al loro (triste) destino. L’elogio dell’inciviltà. Un malcostume comune, considerata l’enorme mole dei rifiuti. Tra cui si ritrovano anche sacchi neri, mozziconi e pacchetti di sigarette, rotoli di scotch, “gratta e vinci” e persino un orologio di carta.

Non è raro che qualcuno faccia persino peggio, mangiando comodamente seduto sullo scoglio di Tito (magari appoggiato alla copia de “L’attesa”, la celebre statua dello scultore viareggino Inaco Biancalana) lasciando lì ciò che avanza di cibi e bevande. Ma la bruttura, in quel caso, è troppo palese per essere sopportata più di qualche ora. E così cartacce e bottiglie vengono fatte sparire, sino alla successiva dimostrazione di maleducazione.

Il 4 giugno scorso alcuni ragazzi sono transitati dal molo. E lo hanno voluto far sapere, forse convinti che il fatto potesse essere di interesse comune, scrivendo i loro nomi con un pennarello blu sulla seduta proprio di fronte a “L’attesa”. Sotto quelle firme, non fa certo bella mostra di sé la colata di cemento a parziale rimedio della profonda voragine che si era formata nei mesi scorsi. «Gli anni passati ci venivano a pulire», ricorda il pescatore. Giustamente.

Nel 2017, a ridosso della Pasqua, gli operatori di Sea provvedettero a una pulizia straordinaria del lungomolo: raccolsero circa dieci metri di cubi di materiale vario, utilizzando pinze prensili per il recupero dei rifiuti in mezzo agli scogli e una minispazzatrice con tubo per l’aspirazione. Ma il problema – insegna il passato – si ripresenta ciclicamente: nel 2014 fu un gruppo di surfisti (una trentina) a restituire alla suddetta zona il decoro che meriterebbe. «Vogliamo bene a Viareggio», dissero allora motivando la lodevole e spontanea iniziativa, sapendo però benissimo che di lì a breve sarebbe ricomparsa la sporcizia. Tanta. Troppa. Quella che oggi il pescatore osserva con sdegno malcelato prima di tornare a sperare che un pesce abbocchi all'amo. —



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