Lutto
Casa del mafioso abbandonata Pressing della Regione sul Forte
La villa affidata al Comune nel ’98 doveva essere trasformata in alloggi popolari Ma adesso è un rudere. La giunta scrive al sindaco: serve un intervento urgente
Il progetto era ed è ancora quello di realizzarci case popolari. Ma il sogno amministrativo adesso potrebbe naufragare. Il Comune di Forte dei Marmi rischia infatti di perdere la casa del mafioso, quella in via Civitali sequestrata nel 1996 a Gioacchino Matranga, esponente di Cosa Nostra a Milano (condannato anche per omicidio) e assegnata all’ente nel 1998 per farne, in un primo momento, la sede di un’associazione sportiva.
Si legge tra le righe di una lettera inviata dalla Regione Toscana nei giorni scorsi al sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi. La giunta regionale «si impegna a porre in essere – scrive la Regione –, nei limiti delle proprie competenze e in collaborazione con altre istituzioni e soggetti preposti e interessati, stringenti azioni mirate finalmente al concreto ed efficace utilizzo del bene confiscato». Che, per l’assessore ai Lavori pubblici di Forte dei Marmi Enrico Ghiselli, significa che «potremmo anche perderla».
In vent’anni, infatti, il Comune, oltre ad approvare un cambio di destinazione d’uso nel 2003 (per poter utilizzare l’immobile per edilizia residenziale pubblica) non è riuscito a concludere molto altro, se non in peggio. Nel 2014 il Lode lucchese aveva stanziato 400mila euro per la trasformazione dell’immobile in case popolari, ma il Comune rifiutò il finanziamento dal momento che avrebbe dovuto aggiungere altri 150mila, bloccati, secondo l’allora sindaco Umberto Buratti, dal patto di stabilità. E così i soldi sono finiti in un altro progetto e quella villa, con un terreno di 1650 metri quadrati, adesso è diventato un rudere alle porte del centro del paese.
A segnalarlo alla Regione è stata l’associazione Fior di Corleone che nelle settimane scorse ha fatto un sopralluogo alla villa in vista del campus della prossima estate. E il consiglio regionale ha subito approvato una mozione per obbligare la giunta a fare qualcosa. Qualsiasi cosa. La villa è di proprietà dello Stato che l’ha assegnata al Comune. La Regione quindi non ha il potere “amministrativo” di togliere l’immobile dalle mani dell’ente locale, ma ha quello politico di fare pressione affinché questo succeda. E questa è la preoccupazione dell’assessore ai Lavori pubblici. «Mi lascia perplesso il fatto che un’amministrazione si sia fatta sfuggire un finanziamento da 400mila euro – commenta –. Con 150mila euro in più avremmo avuto quattro nuove unità abitative e quattro famiglie sistemate. Il garage poi si sarebbe potuto trasformare in uno sgabuzzino comunale, per cui adesso paghiamo affitti. Quei soldi perduti saranno difficili adesso da reperire, ma noi siamo intenzionati a trovarli. Il progetto c’è ancora e vogliamo realizzarlo».
Sulla casa del mafioso è stata anche creata una commissione comunale ad hoc (dietro richiesta del consigliere leghista Gianpaolo Bramanti) che si è riunita settimana scorsa per la prima volta. «Noi non abbiamo intenzione di perdere questo immobile – dice Ghiselli –. È una risorsa fondamentale e chiederemo che ci venga ridato un finanziamento». —
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