Il Tirreno

Versilia

Sindacalista “occupa” le Poste perché non trova la sua lettera

Melania Carnevali
Sindacalista “occupa” le Poste perché non trova la sua lettera

Una delle due raccomandate era stata portata, per errore, in un altro ufficio. «Non è la prima volta. E se io fossi stato un anziano?». Interviene la polizia

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FORTE DEI MARMI. È una questione «di servizi», dice. «Non possono continuare a tagliare personale a discapito del personale stesso e degli utenti». Per questo Franco Galeotti, segretario provinciale della Filctem Cgil, quando ha saputo che la sua raccomandata non era («per l’ennesima volta») nel posto in cui (le Poste) gli avevano detto di andarla a ritirare (cioè nell’ufficio di via Padre Ignazio da Carrara, al Forte), per poco non dava di matto. Invece si è seduto, ha guardato l’impiegata e ha detto: «Bene, finché non mi portate la raccomandata, io da qui non mi muovo».

D’altronde, Galeotti, è uno cresciuto a pane e sindacato. Sono sue tutte le principali vertenze nel settore tessile in provincia. Ed è uno di quelli che il “padrone” non lo fa alzare dal tavolo fino a quando i puntini non sono stati piazzati su tutte le “i”. Ed è proprio quello che ha fatto alle Poste: ha messo tutti i puntini sulle “i”: «Chiamate la polizia – ha detto alle impiegate –, io da qui non me ne vado».

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Galeotti, in quell’ufficio, doveva ritirare due raccomandate, una sua e una della moglie («avevo la delega»). In entrambi gli avvisi di giacenza c’erano scrittI il luogo e la data in cui ritirarle: dal 27 giugno in via Padre Ignazio da Carrara ,appunto.

Peccato che non fosse così: una delle due buste era lì, l’altra era stata portata per sbaglio all’ufficio centrale. «In un primo momento nemmeno l’altra busta trovavano – racconta –. Poi una busta è apparsa, l’altra no. Mi hanno detto: devi andarla a ritirare all’ufficio centrale. E io ho detto che non ci pensavo nemmeno. È possibile che ogni volta, per ritirare una raccomandata, si debba fare il gioco dell’oca? ».

Non era la prima volta, ovviamente, che subiva un disservizio. «Il problema non è se succede a me – spiega –: ma prendete ad esempio un anziano, che a fatica riesce a venire qui e gli dicono che deve andare da un’altra parte. Non è giusto che ci siano continuamente disservizi. L’utente, soprattutto quelli più deboli, hanno diritto a un servizio efficiente ed efficace».

E così si è piantato davanti agli sportelli. «Chiamate la polizia, se volete – diceva –: io non me ne vado». La polizia è arrivata all’ora di chiusura. «Mi dicevano, allo sportello: la colpa è del postino – continua Galeotti –. E invece no. Il problema delle Poste non è il personale, perché se c’è un disservizio è anzitutto perché il personale viene tagliato. E se il personale viene tagliato, significa che, quello che rimane, subisce il carico di lavoro. La colpa quindi è della direzione e io me la sto prendendo con loro».

Come è finita quindi la mattinata? Galeotti è riuscito a ritirare solo una delle due raccomandante, l’altra dovrà andarla a ritirare nell’ufficio centrale di Forte dei Marmi.

Ma prima di andarsene ha compilato («con l’aiuto del personale») un foglio di reclamo nei confronti di Poste italiane. «Non volevo che anche questa volta, finisse tutto nel dimenticatoio. Volevo proprio far scoppiare un caso». E il caso, infatti, è scoppiato.

 

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