Il Tirreno

Versilia

La voce della città che poteva essere spazzata via dal fuoco

Potevano morire migliaia di persone, mezza Viareggio poteva essere spazzata via. Alle 23,48 del 29 giugno 2009 chi stava bevendo una birra in un locale, chi stava passeggiando, chi stava riposando in...

3 MINUTI DI LETTURA





Potevano morire migliaia di persone, mezza Viareggio poteva essere spazzata via. Alle 23,48 del 29 giugno 2009 chi stava bevendo una birra in un locale, chi stava passeggiando, chi stava riposando in casa davanti alla tv poteva essere inghiottito dalla palla di fuoco che si sarebbe innescata se l’incendio del gpl fuoriuscito dalla cisterna squarciata avesse fatto esplodere un altro dei serbatoi che venivano trasportati dal treno finito fuori dai binari.

Sono passati nove anni da quella notte maledetta e Viareggio si riunisce per piangere e riflettere sull’enormità di quello che è successo. È il giorno del ricordo, ma è anche il momento per raccogliersi tutti assieme e fare il punto sulle tante battaglie ancora da ingaggiare, per ottenere giustizia, innanzitutto, e per far sì che una tragedia come questa non si possa ripetere mai più. Quindi anche oggi si riparlerà della questione giudiziaria - il processo di secondo grado inizierà tra pochi mesi e presenta molte insidie -, del rischio della prescrizione di altri reati, della sicurezza ferroviaria. E stasera si sfilerà in corteo dalla Passeggiata a via Ponchielli, dove si ricorderanno uno per uno i nomi e i volti delle trentadue vittime.

Ma adesso che almeno il giudice di primo grado ha emesso le sentenze di condanna, ci sono il tempo e un po’ più di forza per volgere lo sguardo su un aspetto che inevitabilmente in questi nove anni di lacrime e rabbia è rimasto un po’ sullo sfondo: il pericolo che quella notte corse la città intera.

Poteva essere l’apocalisse. Come è stato ricordato nel convegno di ieri sera nella sala della Croce Verde, potevano essere ancora più immani le conseguenze del deragliamento del treno merci 50325 partito da Trecate (Novara) con un carico di 14 cisterne contenenti 45,7 tonnellate di gpl ciascuna e diretto a Gricignano (in provincia di Caserta). Come ha spiegato più volte in questi anni l’ingegnere Maurizio Orsini, professore dell’università di Pisa esperto in questioni relative alla sicurezza sul lavoro, si sarebbe potuta formare una «nube gassosa che brucia all'esterno e non dentro, e man mano che si espande si diluisce con possibilità di autoinnesco». In queste condizioni si sarebbe accesa un’esplosione potentissima, che - parole dell’ingegnere - avrebbe potuto superare i mille metri. Facile e terribile immaginare le conseguenze. Ne sarebbero servite decine, anzi centinaia, di lavagne come quella che si trova all’ingresso del cimitero della Misericordia per contenere i nomi di tutti i morti che sarebbero stati provocati da quell’onda di fuoco e gas.

Anche se in questi anni se lo è detto sottovoce, Viareggio sa di essere una città sopravvissuta. Tutti coloro che qui vivono, vengono a trascorrere una serata o godersi le vacanze potevano essere colpiti direttamente. La voce dei familiari che questa sera si leverà dal palco al termine del corteo parla anche a nome loro. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa