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Versilia

Gli avvocati di parte civile ripercorrono la sentenza di primo grado arrivata dopo tre anni di dibattimento di fronte ai giudici di Lucca 

Dalle Luche e Nicoletti: perché questo processo ha fatto storia

D.F.

L’analisi«Per noi il 2009 non è ancora terminato»: è la voce dei familiari delle 32 vittime del disastro ferroviario del 29 giugno di 9 anni fa. Non è ancora terminato perché il lavoro per la...

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L’analisi

«Per noi il 2009 non è ancora terminato»: è la voce dei familiari delle 32 vittime del disastro ferroviario del 29 giugno di 9 anni fa. Non è ancora terminato perché il lavoro per la sicurezza sui binari è ancora tanto e perché dal 13 novembre si torna in aula, a Firenze, per il processo d’appello. Ad un tragedia che «si poteva prevedere», sono state le parole di Tiziano Nicoletti, uno dei legali di parte civile ed oggi avvocato dell’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime. Parole semplici, quasi banali, nella sentenza di primo grado emessa dai giudici del Tribunale di Lucca. In un quadro, però, reso ancora più completo dal fatto che troppo è rimasto come 9 anni fa. Quando - ricorda Nicoletti, tenendo davanti a sè i due volumi della sentenza che definisce «un manuale di sicurezza lungo i binari» - «nessuno, dal capostazione ai vigili del fuoco di Viareggio sapeva cosa contenevano le cisterne del treno che era deragliato a ridosso delle case».

Poco è cambiato se - come ha spiegato ieri Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore con delega specifica in materia di trasporti da Anci Toscana, presidente dell’Unione dei Comuni della Versilia - «abbiamo richiesto a Rfi e Trenitalia i documenti di valutazione del rischio, ed Rfi ha rimandato ai singoli gestori del trasporto e Trenitalia non ha risposto».

Un non rispondere che non potrà non pesare nel processo d’appello che prende le mossa - ha voluto sottolineare l’avvocato di parte civile Gabriele Dalle Luche - «da una sentenza storica. È infatti la prima volta che i vertici di un’azienda di Stato vengono tutti condannati con pene pesanti». Quello stesso Stato che non si è costituito parte civile nel processo, a differenza di quanto fatto dalla Regione Toscana (rappresentata ieri dai consiglieri Stefano Baccelli ed Elisa Montemagni), Provincia di Lucca (rappresentata da Luca Poletti) e Comune di Viareggio (in sala alla Croce Verde c’era l'assessore Maurizio Manzo).

Dalle Luche ha ricordato quanto ascoltato nel corso delle udienze nell’aula del Polo fieristico di Lucca, quando i test esperti di Ferrovie e delle sue aziende «hanno spiegato che “se passa il treno ci si scansa” e “se deraglia l’unica è scappare”». Dalle Luche, nel ripercorrere i temi chiave della lunga vicenda giudiziaria, ha voluto «ringraziare il professor Paolo Toni (consulente della Procura, ndr), uomo con la schiena dritta».

Per poi ricordare uno dei temi più significativi della vicenda e della sentenza: «Se su quel treno fosse stato installato l’anti svio, - dispositivo che già nel 2007 era stato testato dal Politecnico di Berlino - niente sarebbe accaduto. Ma gli investimenti di Ferrovie, negli anni dal 2006 in poi quando amministratore delegato diventa Mauro Moretti, sono stati destinati ad altro. Come ha avuto modo di sottolineare la stessa Corte dei Conti». —D.F.

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