Il Tirreno

Versilia

Neri: è stata la mia ultima corsa da candidato

di Luca Basile
Neri: è stata la mia ultima corsa da candidato

«Credo che sia arrivato il momento di fare i conti con la mia storia e la mia età, aiuterò a crescere ed emergere i giovani di valore del campo progressista»

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PIETRASANTA. Il mattino dopo il ballottaggio, per Ettore Neri, è un mattino come tanti altri: di lavoro. «L’ho trascorso fra cave e piazzali. D’altra parte non sono certo quel fannullone che vive di politica come qualcuno mi ha descritto» è l’amara ironia di chi, nel breve volgere di pochi mesi, ha ricompattato il fronte del centrosinistra pietrasantino portando in dote 5.609 voti che però non sono bastati per svoltare, con successo, verso il municipio. «Abbiamo portato a compimento un percorso importante – rivendica Neri – grazie ad una bella comunità di persone».

Neri, quella di Pietrasanta è stata la sua ultima corsa per una candidatura?

«Sì: il ruolo di candidato è usurante. In particolare quando perdi, ed io, nonostante i dieci anni di amministrazione a Seravezza – fa sapere – ho perso due volte: la prima alle elezioni regionali, la seconda appunto a Pietrasanta. E poi è arrivato il momento di fare i conti con la mia storia e la mia età. Mi ricucirò un altro ruolo: non farò più il candidato, ma aiuterò a crescere e ad uscire allo scoperto quei giovani di valore presenti nel campo progressista».

I prossimi cinque anni dove si vede?

«In consiglio comunale, a fare un’opposizione senza sconti, ma propositiva».

Perché non siete riusciti a convincere l’elettorato di Pietrasanta?

«Perché non abbiamo l’organizzazione e la forza economica del centrodestra, perché paghiamo un andamento nazionale penalizzante per tutta la sinistra. Lo stesso sistema regionale del centrosinistra deve essere messo in discussione».

Fra i suoi elettori c’è chi non riconosce Giovannetti come sindaco contestandone ideologia e posizioni nei confronti dei migranti: cosa ne pensa?

«Giovannetti è, legittimamente, sindaco: ha vinto e il voto va riconosciuto e rispettato. Poi ci sono altre cose che, personalmente, non accetto».

Quali?

«Le cattiverie e le falsità dette sulla mia persona: dire che non lavoro, che sono un fallito, che avrei aperto centri di accoglienza per i migranti nei vari angoli della città, gli attacchi ingiusti su Seravezza. Aggressioni senza fondamento e vergognose. Questo modo di fare politica non mi appartiene».

Sgradevole, in tal senso, come Neri sia stato accolto domenica notte in municipio, dove si era recato per congratularsi con Giovannetti, da diversi elettori del centrodestra che indossavano magliette irridenti della persona e del candidato.

Tornando al ballottaggio Forassiepi, nel 2015, ottenne 5.651 voti e lei due giorni fa 5.609: significa che la soglia di consenso del centrosinistra a Pietrasanta, a prescindere dal candidato, è questa?

«Intanto va rivalutato il grande risultato ottenuto tre anni fa da Forassiepi, persona e politico serio che ringrazio per la passione e la competenza che mette in quello che fa. Detto questo il centrodestra ha uno zoccolo duro che lo porta tranquillamente oltre i seimila voti a Pietrasanta mentre noi, per tutte le motivazioni che ho già detto, fatichiamo. Detto ciò resto convinto che abbiamo ottenuto il massimo, se non di più, visto da dove eravamo partiti».

Ma alla fine è riuscito a mettere un po’ di pace fra le tante anime litigiose del Pd pietrasantino?

«Ho fatto del mio meglio e credo che la comunità da cui ripartire è motivo di fiducia. Comunità di cui dovrà parte, non più come unico attore protagonista, proprio il Partito Democratico».

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