Il Tirreno

Versilia

dal tribunale

Manager a processo per maxi evasione fiscale

Melania Carnevali
Manager a processo per maxi evasione fiscale

Il dirigente, residente a Massarosa, è accusato di aver sottratto al fisco oltre 320mila euro Nel 2012 non avrebbe dichiarato quasi 750mila euro riferiti al 2011. Il 5 luglio ci sarà l’ultima udienza

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MASSAROSA. È accusato di non avere inserito nella dichiarazione dei redditi del 2012 (riferita al 2011) la somma di 744.525 euro, 722.205,34 dei quali provenienti da lavoro dipendente (redditi percepiti dalla società del gas Llc Yamalgazresurs, di cui era amministratore) e altri 22.319,53 euro derivanti dal possesso di immobili all’estero. Per questo Alexander Chaduneli, dirigente russo di 48 anni residente a Massarosa, è finito a processo imputato di dichiarazione infedele al Fisco. Secondo la Procura di Lucca avrebbe infatti sottratto alla tassazione quasi 330mila euro. Nel 2011, il manager, avrebbe infatti percepito uno stipendio di circa 60mila euro al mese dalla società del gas per cui lavorava (ai quali vanno aggiunti i beni immobili). Secondo il pubblico ministero Lucia Rugani, essendo Chaduneli residente in Italia, avrebbe dovuto dichiararli al fisco italiano, insieme a tutti i beni immobili, anche se posseduti all’estero. Cosa invece che non sarebbe stata fatta dal dirigente russo, per quanto riguarda il 2011.

L’inchiesta è partita dalla Guardia di finanza di Viareggio nei primi mesi del 2017: le fiamme gialle hanno passato al setaccio le dichiarazioni dei redditi di molti residenti in Versilia. Da un’analisi della dichiarazione del manager russo erano emerse anomalie sul reddito.

Da un’indagine più approfondita le fiamme gialle hanno riscontrato che all’appello sarebbero appunto mancati – per l’anno 2011 – oltre 740mila. Tutte somme guadagnate in Russia, che secondo il dirigente non andavano dichiarate in Italia, ma nel suo Paese di origine. Non è così, invece, secondo la Guardia di finanza che ha portato nei primi mesi dello scorso anno gli atti in Procura.

Il capo di imputazione da cui deve difendersi il amanger russo recita che «al fine di evadere le imposte sui redditi, indicava nelle dichiarazioni relative a dette imposte per l’anno 2011, elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi inesistenti essendo l’imposta evasa superiore a 150 mila euro e essendo l’ammontare complessivo degli elementi sottratti alla imposizione superiori al 10 per cento dell’ammontare complessivo degli elementi indicati in dichiarazione».

Il 5 luglio, nel tribunale di Lucca, si terrà l’ultima udienza in cui verranno ascoltati gli uomini della Guardia di finanza che hanno portato avanti le indagini. Il dirigente rischia adesso da uno a tre anni di reclusione, secondo quando previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 74 del 2000.



 

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