Italia
Diportisti della Madonnina: «Mai fuori dal porto»
La cooperativa interviene nel dibattito sugli spazi del nuovo Piano regolatore E punta il dito sullo stato dell’approdo: un abbandono che allontana le barche
VIAREGGIO. Futuro del porto e destino di Madonnina e Triangolino, il messaggio dei diportisti della Madonnina arriva forte e chiaro dopo le dichiarazioni al “Tirreno” del presidente della Cna Andrea Giannecchini: «Non accetteremmo uno stravolgimento del Piano regolatore del porto, che è stato realizzato proprio con la caratteristica di rispettare tutti i portatori d’interesse. Né tantomeno procedure anomale che aggirino i vincoli legislativi previsti per realizzare una variante al Piano regolatore portuale, magari con l’intento di togliere spazi al diporto nautico».
Interviene così la Cooperativa Porto turistico di Viareggio, in un quadro di dibattito sugli spazi in porto che ha attraversato anche la seconda recente edizione del Versilia Yachting Rendez-Vous. «Noi non pensiamo - continua la nota inviata al Tirreno - che un porto dedicato interamente ai maxi yacht sia a priori il bene della nostra città. Anzi, possiamo provare, dati alla mano, che un porto “misto” fatto di compresenza di maxi e piccole medie imbarcazioni sia quello più economicamente vantaggioso».
Con il presidente della Cna provinciale i rappresentanti dei diportisti condividono «l’esigenza di dare risposte più rapide sul futuro del porto da parte delle autorità competenti. Ed il mettere in luce il fatto che, nell’attesa dei tempi lunghi della politica, l’approdo de la Madonnina è oggetto di completo abbandono, tanto da rappresentare un rischio per le barche lì ormeggiate». L’elenco dei disagi è lungo ormai da troppi anni: «Pontile 9 abbandonato, il numero 8 riparato parzialmente in occasione della Mostra nautica e omologato fino a settembre, sistema antincendio “rattoppato” anch’esso temporaneamente per la Mostra, acqua ed elettricità spesso mancanti sono i punti dolenti che più volte abbiamo denunciato», scrivono i diportisti. Una situazione «che comporta minori consistenti entrate nelle casse della Viareggio Porto. Oltre a generare un effetto abbandono da parte di diportisti scontenti e di quelli in transito. Insomma, un ormeggio non più attraente».
Quello che gli esponenti della Cooperativa non condividono, invece, «è la ricetta di Giannecchini per “mettere il turbo” al porto. Quando si afferma che “privato è meglio” si ripete come un mantra una storiella vecchia che la crisi di questi anni, proprio generata dall’assenza del controllo pubblico, ha reso poco credibile. Ci chiediamo perché un bene comune come il porto, motore dello sviluppo della città debba finire in mani private. Non è la nostra una posizione ideologica, ma semplicemente la constatazione che il privato deve rendere conto ai soci o agli azionisti e quindi è portatore d’interessi che possono o meno coincidere con quelli della collettività e il pubblico, invece, deve rendere conto alla città. Ci auguriamo che su questo tema ci si possa confrontare pubblicamente con la cittadinanza e i portatori d’interesse del porto».
Inoltre, continua l’intervento, «Giannecchini accenna anche ad un processo in atto di nuova “zonizzazione” del porto e ad una variante all’attuale Piano regolatore. Sono operazioni importanti, che richiedono rispetto e ascolto delle parti in causa e coinvolgimento dei cittadini. Non ci sembra, da quello che riporta il Tirreno, che questo stia avvenendo. Anzi, una parte ritiene che già siano decisi gli indirizzi del nuovo porto». Indirizzi che Autorità portuale regionale, Comune di Viareggio e Provincia di Lucca, al momento, hanno scelto di non rendere pubblici.
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