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«Non sono un eroe ho fatto il mio dovere»

«Non sono un eroe ho fatto il mio dovere»

VIAREGGIO. Non voleva raccontare nulla, all’inizio. «Non sono un eroe e non voglio pubblicità: di questi tempi è meglio non mettersi troppo in mostra». Nella parola “tempi” c’è nascosto un clima che...

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VIAREGGIO. Non voleva raccontare nulla, all’inizio. «Non sono un eroe e non voglio pubblicità: di questi tempi è meglio non mettersi troppo in mostra». Nella parola “tempi” c’è nascosto un clima che oggi è pesante, nei confronti degli stranieri. Anche quando facciamo del bene, sembra dire Ahmed Metwally, gestore egiziano del Kebab di piazza Dante da undici anni e in Italia da oltre venti, sembriamo colpevoli lo stesso. Anche quando cerchiamo di aiutare, bloccando uno che è fuori di sé e che sta picchiando delle persone innocenti fuori da una stazione, com’è accaduto ieri mattina in città.

Poi Ahmed, detto “Adam”, ci ha ripensato. Ha capito che di questi tempi, proprio perché pesanti, bisogna metterci la faccia per non far vincere gli altri. Quelli che non ti conoscono e che pensano che tu sia l’origine di ogni problema. «A volte c’è chi mi chiede: perché non vi integrate? Cosa dovrei rispondergli, visto che lavoro e mando avanti la mia attività come ogni cittadino?» ironizza, ma non troppo, Ahmed.

«Non sono un eroe - ripete - ho fatto quello che ritenevo giusto. Ero qui nel mio Kebab, stavo lavorando come ogni giorno. A un certo punto, verso le 11, vedo una signora correre e urlare. Non capisco che succede, mi affaccio e vedo quell’uomo che sta rincorrendo i passanti per colpirli. Entra anche nel bar qui accanto, poi esce. E continua la sua corsa folle».

Ahmed va fuori dal Kebab e vede una donna che viene aggredita e cade a terra. «A quel punto la testa l’ho persa io - spiega - nel senso che non potevo vedere una donna indifesa in quel modo. Poteva essere mia madre, mia sorella. Ho inseguito quell’uomo e ho cercato di bloccarlo». Non è facile: provate voi a fermare un tizio «alto, dalla corporatura robusta e fuori di sé: io non sono mingherlino, ma non è stato uno scherzo. Lui ha cercato di colpirmi e un pugno mi ha preso. Poi sono riuscito a immobilizzarlo. Se sono stato aiutato? Qualcuno ha chiamato la polizia, altri facevano foto e video. Che volete farci, è così. Nel giro di cinque minuti lo hanno portato via».

Perché Ahmed lo ha fatto? «Non sopporto le cose sbagliate e questa lo era. Poi vorrei aggiungere qualche cosa. Qui sto bene, questo Paese mi ha dato un lavoro. Faccio dei sacrifici, come tutti, e non mi lamento. Ma vorrei che cominciassimo a non dividerci più, italiani da una parte e stranieri dall’altra. Siamo tutti sulla stessa terra, tutti esseri umani che vivono nello stesso Paese. Dobbiamo essere uniti, aiutare chi è in difficoltà e non guardare chi siamo: neri, bianchi e così via. Spero che prima o poi cominceremo tutti a ragionare in questo modo, a non vivere più il nostro mondo in maniera negativa. Ma con fiducia e ottimismo». (m.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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