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È malato il cedro che ricorda i caduti

È malato il cedro che ricorda i caduti

CAPEZZANO PIANORE. Proprio lungo la Sarzanese Nord, una delle strade più trafficate di Capezzano Pianore si trova un imponente pianta di cedro. Nel trantran quotidiano che porta al lavoro e poi a...

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CAPEZZANO PIANORE. Proprio lungo la Sarzanese Nord, una delle strade più trafficate di Capezzano Pianore si trova un imponente pianta di cedro. Nel trantran quotidiano che porta al lavoro e poi a casa sono pochi coloro che hanno idea che quella pianta fu posta lì ormai decenni fa per ricordare le vittime della guerra del 15-18. Proprio ai caduti della prima guerra mondiale fu piantata è dedicato quell’albero che adesso rischia di sparire definitivamente.

Come segnalano alcuni cittadini, che invece quella storia se la ricordano molto bene, il cedro che sovrasta piazza Romboni, davanti alla Misericordia di Capezzano, il cedro è malato da tempo e si sta lentamente seccando. Al posto di una chioma sempreverde, il colore si sta tramutando piano piano in marrone. Non solo un peccato sul piano dell’immagine della piazza, che ormai tutti vedono con il cedro, ma anche un brutto segnale per la Memoria, quella con la m maiuscola perché appartiene a tutti noi. Malgrado sia passato, proprio quest’anno, un secolo da quei tragici eventi che si consumarono in Italia e in Europa.

Non è ancora chiara la causa per cui la pianta si stia seccando: proprio ieri l’amministrazione comunale di Camaiore, sollecitata sull’argomento, ha deciso di inviare un agromo in modo che possa fare un esame approfondito del cedro. Dai rilievi del tecnico comunale sarà possibile capire se la pianta può essere salvata o meno. Ma il risultato di questo sopralluogo sarà disponibile soltanto nei prossimi giorni, quando il tecnico avrà relazionato.

Non è la prima difficoltà che il cedro deve superare nel corso della propria vita. A novembre del 2012 il cedro del Libano ha rischiato cadere. La pianta aveva infatti sviluppato un “fusto secondario”, di dimensioni considerevoli e molto pesante, che sbilanciava completamente l’albero. Sarebbe bastata una bufera o un vento forte per abbatterlo. All’epoca la pianta era sana ed è bastato transennarlo per un po’ in attesa di un buon intervento di potatura (pur difficile perché questa specie è delicata e soffre le procedure di questo tipo) e un sistema di ancoraggio per salvarlo.

Si trattava comunque di interventi non invasivi per la pianta che infatti è riuscita a resistere per altri sei anni. Adesso sarà la relazione dell’agronomo a dover far luce sulle condizioni della pianta per capire come intervenire.

(cbm)

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