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Versilia

Addio a Gigi Pellegrini campione a tutto tondo

Addio a Gigi Pellegrini campione a tutto tondo

Socialista e amico di Barsacchi, per anni ha guidato l’ufficio Ced in Comune. Tra le sue passioni c’era il basket: aveva giocato nel Vela con Sandro Luporini

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VIAREGGIO. Non sono molti oggi a ricordarselo. Eppure Gigi Pellegrini è stato anche un campione di basket. Un campione vero. Per molti viareggini, la maggior parte di quelli che lo hanno conosciuto negli anni Ottanta e Novanta, Gigi Pellegrini – scomparso a 89 anni lunedì sera – è stato soprattutto un socialista. E il capo dell’ufficio «meccanografico» del Comune di Viareggio. Così si chiamava all’epoca quello che oggi tutti conoscono come Ced, il Centro elaborazione dati. Ma ai tempi di Gigi Pellegrini anche solo pensare di meccanizzare la pubblica amministrazione era quasi fantascienza.

Pellegrini, invece, aveva gestito il passaggio dai registri a mano alla modernità. Con il suo passo e l’aria mite, in un carattere d’acciaio. Quello che gli aveva permesso in gioventù di giocare a basket, in serie A, appunto. E da adulto di navigare nelle acque perigliose del Partito socialista. Nel Psi di Paolo Barsacchi, il giovanissimo sottosegretario all’Interno viareggino «di cui – ricorda oggi l’ex assessore Franco Pulzone – è sempre stato amico intimo, ma mai subalterno. Un amico sincero, con idee autonome. Un uomo e un amico, oltre che un compagno, di cui sentiremo la mancanza».

Da anni, Gigi Pellegrini era lontano dalla scena politica. Ma chi ha buona memoria se lo ricorda. Non solo come segretario comunale del Psi e responsabile del festival dell’Avanti, non solo come dirigente comunale. E non solo come giocatore di basket nel Vela Viareggio accanto a Sandro Luporini, ad esempio, sì proprio quel Sandro che scriveva per Giorgio Gaber e che ancora scrive testi mirabili di teatro. Gigi Pellegrini è stato anche uno dei primi consiglieri della nuova Fondazione Carnevale, quella del rilancio, che prese il posto del vecchio Comitato. E non si risparmiò neppure in quel ruolo: inventò il treno delle maschere, si dedicò a rilanciare la manifestazione, dopo che i carristi – stanchi della gestione asfittica del passato – occuparono la sede del comitato in un’ala dell’hotel Royal. Momenti (quasi) epici della storia di Viareggio che Pellegrini, a suo modo, con la sua flemma inflessibile ha contribuito a tracciare. Fino a poche ore fa. Quando se ne è andato, in silenzio. Lasciando la sua famiglia, più unita che mai: Eugenia, la moglie e le figlie, Susanna e Simone, oltre ai nipoti.


 

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