Il Tirreno

Versilia

La Guardia Costiera denuncia Gaia

di Donatella Francesconi
La Guardia Costiera denuncia Gaia

Tutti gli impianti sono da anni senza permesso allo scarico

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VIAREGGIO. Depuratori della Versilia da troppi anni senza autorizzazione allo scarico, adesso c’è la denuncia della Capitaneria di porto di Viareggio nei confronti di Gaia. «Ci sono autorizzazioni scadute nel 2011», spiega il comandante della Capitaneria Giovanni Calvelli. E sono informazioni reperibili sul sito della Regione Toscana, che ha ereditato le competenze ambientali dalle Province, quella di Lucca compresa presso la quale erano iniziati - più o meno all’epoca cui fa riferimento Calvelli - gli iter autorizzativi (vedi box a lato).

Nel mentre la matassa di dipanava - ricorda Calvelli - «è intervenuta anche la modifica di legge per cui tutti i depuratori che servivano più di 15.000 abitanti equivalenti dovevano procedere con la richiesta di Valutazione di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale». Gaia si è mossa in questo senso per gli impianti di Pietrasanta e Camaiore (tutti e 3) ma - continua Calvelli - «la Vas ha richiesto, ai fini della verifica, integrazioni che non sono arrivate o sono arrivate ma incomplete». Per l’impianto di Viareggio - interessato da lavori importanti, parte in corso e parte ancora da venire, non c’è traccia di questo passaggio.

Certo, i depuratori non possono essere chiusi, in quanto sono un servizio pubblico essenziale, come ricorda lo stesso comandante della Capitaneria.

Ma ci sono stati esempi recenti in Toscana (impianto dei rifiuti di Case Passerini, a Firenze) in cui, a fronte di inchieste aperte, le Procure della Repubblica dispongono il commissariamento degli impianti, assicurandone allo stesso tempo il funzionamento e l’attivazione di tutte le pratiche necessarie ad un ritorno alla legalità.

Dal canto suo l’azienda idrica presieduta da Vincenzo Colle, relativamente alle azioni intraprese dalla Capitaneria, rende noto: «Gaia Spa attualmente ha ricevuto due proposte di sanzione dalla Capitaneria di porto, per il depuratore di Pietrasanta e per il depuratore di Camaiore, località Secco. La Capitaneria ha effettuato altre verifiche, di cui non è ancora noto l'esito».

Gaia risponde anche al quesito posto dal “Tirreno” su quante volte è stato utilizzato - tra 2017 e 2018 - il sistema del bypass, per il quale acqua solo disinfettata e priva degli elementi grossolani viene mescolata all’altra per essere inviata al mare in condizioni di “troppo pieno”.

«Per quanto riguarda l'utilizzo dei bypass» - scrive Gaia - «essi si attivano sugli impianti al verificarsi di eventi piovosi che aumentano considerevolmente la portata in ingresso. Acque di pioggia che peraltro non dovrebbero arrivare, essendo la rete gestita esclusivamente nera sul territorio costiero. In caso di attivazione del bypass lo scarico diluito non finisce comunque direttamente nel corpo idrico recettore esterno, ma in una vasca del depuratore dove viene trattato con agenti disinfettanti, diminuendo la probabilità di inquinamento esterno».

Per quanto riguarda quante volte è stato attivato, spiega Gaia, «è difficile fare un conto perché non sempre l’attivazione del bypass viene segnalata». Ad Arpat che è l’Ente ricevente la segnalazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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