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In Versilia depuratori senza autorizzazioni per gli scarichi

In Versilia depuratori senza autorizzazioni per gli scarichi

VIAREGGIO. Tutti i depuratori della Versilia, quello di Viareggio compreso (nella foto), «hanno l’autorizzazione allo scarico scaduta». Vengono i brividi di fronte alla fotografia della realtà...

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VIAREGGIO. Tutti i depuratori della Versilia, quello di Viareggio compreso (nella foto), «hanno l’autorizzazione allo scarico scaduta». Vengono i brividi di fronte alla fotografia della realtà fornita da Arpat, in una relazione alla Regione di fine maggio scorso. Perché si tratta di depuratori - è il caso di Viareggio e Pietrasanta - che ai controlli della stessa Agenzia regionale per l’ambiente non si presentano sempre in regola. L’impianto di Viareggio nel 2018 ha già dato un campionamento «fuori norma per azoto nitroso». Nel 2017 su 6 controlli sono stati 4 i campionamenti fuori norma «per azoto nitroso» e allo stesso modo è andata nel 2016 dove i parametri fuori norma riguardavano anche l’azoto ammoniacale. Nel 2015 su 6 controlli altrettanti erano stati i rilievi. A Pietrasanta, invece, nel 2018 si è già verificato 1 campionamento fuori norma per azoto nitroso. E sui 6 controlli annuali gli sforamenti sono stati 1 nel 2017 e 2 nel 2016.

«L’elevata concentrazione di azoto ammoniacale può determinare una tossicità di reflui», spiega Arpat. La cui relazione sottolinea un’altra criticità, relativa ai fanghi di supero dei depuratori (quelli di Viareggio sono finiti nell’inchiesta della Dda di Firenze): «Da più di un anno Gaia deve affrontare il problema dello smaltimento dei fanghi, poiché il conferimento a compostaggio ha subito una drastica riduzione delle quantità accettate». Così che «i fanghi vengono mantenuti nelle vasche di ossidazione più a lungo e per l’eventuale incremento di liquame viene utilizzato il by-pass».

Cosa è accaduto in materia di autorizzazioni, mancanti ormai da anni, lo spiega al “Tirreno” Daniele Franceschini, dirigente di Gaia. La sintesi del dettagliato argomentare del tecnico è che il rinnovo delle autorizzazioni chiesto da Gaia è rimasto impigliato in un ginepraio burocratico che ha attraversato anche il passaggio di competenze tra Provincia e Regione. Per quanto riguarda il depuratore di Viareggio - il quale tratta 20.000 metri cubi d’acqua al giorno e dove sono in corso i lavori sulla prima delle vasche della linea vecchia - «siamo ancora senza autorizzazione perché ci sono stati chiesti nuovi chiarimenti». E stiamo parlando dello stesso depuratore, alla Migliarina, il quale - pur non autorizzato all’attività che svolge - ha visto nascere l’impianto di codigestione che produce biogas. «Di solito - spiega Franceschini - se un Ente ritiene che vi sia una situazione irregolare propone la sanzione per scarico non autorizzato. Ed è successo. In quel caso Gaia chiede di essere ascoltata per raccontare quanto accaduto». La domanda è una sola: per quanto un impianto industriale può operare non autorizzato? (d.f.)

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