Attenzione
Il mare sta meglio ma il pericolo è ancora la pioggia
Il punto della situazione fatto da Arpat alla fine di maggio Bene gli interventi, ma l’acido peracetico non serve
VIAREGGIO. La situazione complessiva del litorale versiliese «è migliorata»: parola di Arpat, nella relazione di sintesi depositata in Regione a fine maggio. Ma attenzione ad abbassare la guardia. Perché «la fluttuazione stagionale» degli episodi del superamento dei limiti di Escherica Coli nell’acqua di mare «conferma le precipitazioni come fattore determinante per la contaminazione delle acque di balneazione della Versilia. Evidenziando tutte le difficoltà e le carenze del sistema di collettamento e di trattamento delle acque reflue di queste zone».
Se nel 2017 è andata meglio - sottolinea Arpat - è stato perché almeno 2 stagioni delle ultime tre sono state «meno piovose», ma anche grazie «agli intervenir messi in campo dalle fine del 2015, in seguito all’Accordo di programma per la tutela delle foci fluviali e delle acque marino costiere delle riviera apuo-versiliese». Tra i primi interventi che possono avere avuto «un effetto diretto sul miglioramento della qualità delle acque di balneazione» - così l’analisi di Arpat - «si possono annoverare l’installazione e la manutenzione degli spanditori a mare alla foce di alcuni fossi, la regolarizzazione di alcuni scarichi privati ed un primo lotto di interventi infrastrutturali sulla rete di collettamento dei reflui urbani».
Impossibile non ricordare che, tra gli interventi messi in atto, c’è anche «l’installazione degli impianti sperimentali di abbattimento della carica batterica delle foci fluviali». Si tratta dell’impiego di quantità definite con l’università di Pisa di acido peracetico. Sperimentazione limitata «all’interno delle vasche di raccolta acque di due idrovore - gestite dai Comuni di Camaiore (villa Luporini) e Viareggio (via Fratti) - i cui scarichi sono fattori di contaminazione del Fosso dell’Abate».
Arpat ricorda di aver espresse tutte le proprie «perplessità» e aggiunge che - allo stato attuale, pur con «relazioni in corso d’opera, i cui risultati definitivi sono ancora in corso di valutazione» - fino ad ora si può «escludere che tale sperimentazione possa avere avuto un qualche effetto sulla qualità delle acque di balneazione».
Il che significa che un’Agenzia della Regione Toscana sta dicendo alla stessa Regione che ha speso denaro pubblico per un intervento che è stato - è il caso di dirlo - acqua fresca.
In un quadro versiliese che l’Autorità idrica Toscana (Ait) in un documento di fine maggio scorso descrive come caratterizzata da «uno sviluppo urbanistico non sempre accompagnato da una coordinata realizzazione dei sistemi di fognatura nera e connessi impianti di depurazione e da una rete non adeguata di fognature bianche». Condizione alla quale si sommano «allacciamenti di scarichi di acque meteoriche nelle rete di fognature nere che hanno come conseguenza un eccesso di portate in arrivo ai depuratori durante gli eventi meteorici particolarmente intensi, che provocano il by-pass di una delle portate in ingresso.
E cosa sia il by-pass non è difficile capirlo: quando un eccesso di portata può mettere in crisi un depuratore - così spiega Gaia - il by-pass prende una parte di acqua che ha subito solo la pulizia dagli elementi grossolani attraverso le apposite griglie, la sottopone a disinfezione «con un agente chimico» e poi quest’acqua viene scarica come quella completamente trattata. Questo avviene soprattutto quando inizia a piovere «ed il by-pass deve essere attivato un attimo prima che il fango scappi».
Ed infine, Ait segnala anche - tra i fattori di crisi - «i possibili allacciamenti abusivi di scarichi e fognature nere nella fognatura bianca che hanno come conseguenza lo scarico diretto dell’inquinante nella rete drenante ch poi sfocia al mare».
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