Gioco
Gli italiani di Crimea e le purghe di Stalin in una mostra al Forte
Verrà inaugurata domani l’esposizione a Villa Bertelli che ricostruisce la tragedia dimenticata attraverso le foto
FORTE DEI MARMI. Nel 1942 tutte le famiglie italiane vennero prese casa per casa e sbattute nei gulag del Kazakhstan. Ma quello fu solo l’apice di una tragedia iniziata molto prima, con l’avvento del comunismo, la creazione dell’Unione sovietica e l’inizio del rastrellamento di vite umane. È la storia degli italiani in Crimea, diventata adesso una mostra fotografica, “La tragedia dimenticata gli italiani di Crimea”, a cura di Stefano Mensurati e Giulia Giacchetti Boico, promossa dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con Cerkio e l’associazione degli Italiani di Crimea. L’esposizione verrà inaugurata domani alle 17.30 negli spazi espositivi della Villa.
Le foto, montate su sedici pannelli, con apposite didascalie in italiano e in russo, racconteranno la storia di una piccola comunità di connazionali, vittima di persecuzioni culminate con la deportazione nei gulag del Kazakhstan per rappresaglia contro l’invasione italiana dell’Unione Sovietica. «Abbiamo voluto rendere omaggio ad una comunità di nostri connazionali, dei quali molti non sanno niente a forse altrettanti non hanno mai voluto ricordare – commenta il presidente della Fondazione Villa Bertelli, Ermindo Tucci –. È una mostra fotografica, che fissa con l’obiettivo la vita di quell’epoca e soprattutto da un volto e un nome a coloro che hanno perso la vita in seguito alle purghe di Stalin».
La mostra avrà un’inaugurazione, prima con il simbolico taglio del nastro nel Giardino d’inverno di Villa Bertelli, dove è in programma un’introduzione storica sul tema della mostra (che, dopo il saluto del presidente della Fondazione Villa Bertelli verrà aperta da Andrea Giannotti dell’Università di Pisa). Seguiranno l’intervento di Elena Dundovich, professore associato di Storia dell’europa orientale alla facoltà di Scienze politiche a Pisa e del curatore della mostra Stefano Mensurati, che traccerà una breve storia degli italiani vittime della persecuzione, dal loro arrivo in Crimea ad oggi. Concluderà questo preludio, il collegamento via Skype dalla Crimea, con la coautrice Giulia Giacchetti Boico.
Gli italiani di Crimea si erano stabiliti nell’Ottocento sulle rive del mar Nero, concentrandosi in particolare nella città di Kerch, su invito dello zar che cercava contadini, pescatori, artigiani per ripopolare e sviluppare la regione. In pochi decenni gli italiani costituirono la comunità straniera più ricca, rispettata e benvoluta della Crimea e all’inizio del’900 erano arrivati a toccare le cinquemila unità. Con l’avvento del comunismo la requisizione di tutte le proprietà li fece di colpo ripiombare nella miseria e di lì a poco incominciarono le persecuzioni: durante il periodo delle purghe staliniane decine di loro furono ingiustamente accusati di attività controrivoluzionaria, processati e fucilati. Il culmine arrivò il 29 gennaio del 1942, con il rastrellamento casa per casa di tutte le famiglie di origine italiana e il loro trasferimento nel gulag di Karaganda, in Kazakhstan, dove i circa 1500 deportati furono decimati dal freddo, dalla fame, dalle malattie e dai lavori forzati. Negli Anni Cinquanta ci fu il mesto ritorno in Crimea di un’ottantina di sopravvissuti, che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica hanno costituito l’associazione Cerkio, che ha faticosamente ricostruito la storia della comunità ora rappresentata in questa mostra fotografica.
La mostra rimarrà esposta fino al 15 luglio: a giugno dalle 16 alle 19 e a luglio dalle 17 alle 23.
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