Proteste
Rubata al cimitero la statua della bimba col secchiello
Fu realizzata dallo scultore Sesto Bramanti per la figlia morta in un incidente Il dolore della sorella: inaccettabile l’idea che sia stata strappata dalla tomba
PIETRASANTA. Aveva solo tre anni, Luigina, quando un’auto, in un brevissimo divenire di istanti, soffocò per sempre il suo albore di vita. Un incidente in una fredda serata invernale degli anni sessanta che cambiò, inevitabilmente e per sempre, la vita della famiglia Bramanti. Babbo Sesto, uno degli scultori più apprezzati e conosciuti di Pietrasanta, decise allora, nel dolore, di scolpire con un marmo pregiato e raro, avvalendosi della collaborazione di altri artisti e ancora dei cavatori, una statua raffigurante la figlia: quella piccola statua venne poi collocata sulla tomba di Luigina, nel cimitero di Pietrasanta. e lì è rimasta, per quasi 60 anni, fino a martedì scorso quando mani ignote e vigliacche, hanno deciso di sradicarla dai suoi affetti. Un furto ignobile, vergognoso, come purtroppo tanti altri che accadono nei cimiteri, quando vedi i tuoi cari privati di ciò che appartiene alla loro e alla tua memoria.
«Per questa storia dolorosa della mia famiglia, Io non ho mai avuto un bustino in marmo da piccina, come tutte le altre bambine figlie di scultori, e ho potuto conoscere mia sorella – racconta amareggiata Lucia Bramanti – attraverso questa statua, che è diventata, di volta in volta, mentre crescevo, prima la mia sorella maggiore, poi una sorellina piccola, infine una figlia ed ora una nipotina. Dal 1960 vegliava sulla sua tomba, da qualche anno si è riunita anche con mamma Gina e babbo Sesto Adesso dove andrà? Ad adornare qualche giardino o un angolo di casa di ricchi, forse inconsapevoli della barbarie che hanno provocato. Non la rivedrò più, mia sorella perché quella scultura, quell’espressione appartiene ai miei affetti. Ho il cuore colmo di tristezza, ho definitivamente perso, con lei, le ultime radici della mia famiglia» sussurra Lucia che aggiunge: «La speranza, anche se temo che sia solo un’illusione, è che qualcuno veda e riconosca la statua raffigurante mia sorella e che segnali il tutto: l’idea che sia stata strappata dalla sua tomba non riesco ad accettarlo».
Il furto, orribile, della statua della bambina con il secchiello dovrebbe però fare riflettere chi di dovere circa le condizioni di sicurezza di un cimitero dove si può tranquillamente entrare di notte, salire su un escavatore, rubare sculture di leoni in marmo, distruggere tombe, insultare la memoria dei morti e cancellare l’ultimo sorriso di una bambina raffigurata dall’amore, eterno, di un padre.
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